Alzheimer, alla ricerca della terapia

21 febbraio 2018
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Alzheimer, alla ricerca della terapia



Quali farmaci permetteranno di arginare e curare lo sviluppo progressivo dell'Alzheimer? L'ipotesi è una terapia combinata com'è avvenuto con successo nella cura dei tumori. Le persone colpite da Alzheimer in Italia sono 1,3 milioni. Si tratta di una malattia che ha una diagnosi molto tardiva, con evidente scarsa efficacia della terapia. Negli anni la ricerca non si è mai fermata ma oggi non si può parlare di risultati brillanti. Sul fronte della malattie neurodegenerative in generale c'è ancora molta strada da fare. E non è ancora così evidente quale sia il percorso da percorrere. Alessandro Padovani, direttore della Clinica Neurologica di Brescia, si dichiara ottimista di poter arrivare a un trattamento per l'Alzheimer. "Ho ancora speranza di poter agire sulle malattie neurodegenerative. Nei prossimi anni avremo risposte positive e il nostro approccio alla malattia cambierà radicalmente".

La frontiera della terapia combinata

"Non credo però nel trattamento unico. Piuttosto, nella capacità di convincere le aziende farmaceutiche a lavorare su terapie combinate. Un singolo farmaco probabilmente non modificherà la storia naturale di un singolo paziente, ma più farmaci potrebbero essere in grado di agire sull'amiloide, sull'infiammazione, sui network sinaptici e sulla nostra capacità di rispondere positivamente dal punto di vista sintomatico".

Rispetto a una malattia tanto complessa, che esplode soprattutto in età avanzata, ci sarebbe bisogno di un differente e nuovo approccio terapeutico: quello sperimentato con successo nell'oncologia con multiterapie o terapie combinate. "Forse ci sono molecole che non utilizziamo più ma che, combinate con altre, potrebbero avere effetti molto più significativi di quanto crediamo".

Intanto Pfizer si è ritirata 

E' solo di pochi mesi fa tuttavia la notizia che Pfizer ha deciso di interrompere la ricerca su nuovi farmaci per Alzheimer e Parkinson. "La notizia non mi ha impressionato molto" commenta Alessandro Padovani. "Negli ultimi quindici anni abbiamo assistito a molti fallimenti ma diverse aziende continuano a investire su trial clinici. Ci sono numerosi trial clinici in fase 2 e 3 e, grazie alla comunità neurologica e geriatrica, molti sono in essere presso centri nazionali". 

Carla De Meo



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