La forza della bellezza contro il cancro

05 luglio 2018
Interviste

La forza della bellezza contro il cancro



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Ci vuole molta forza per combattere contro il tumore che assale il nostro corpo e le donne che vivono questa esperienza (177.000 nuovi casi nel 2017, secondo il censimento condotto dalle Associazioni di riferimento) possono farlo anche con un sorriso sulle labbra grazie a un'arma atipica come il make up. Da oltre 10 anni, i laboratori gratuiti per le pazienti oncologiche di 'La forza e il sorriso' Onlus, struttura creata dall'Associazione Cosmetica Italia, che rappresenta le imprese beauty nel nostro Paese, chi è in trattamento oncologico può vivere una nuova esperienza per trovare nuovi stimoli alla valorizzazione della propria persona. Sono oltre 300 gli appuntamenti annuali - con cadenza mensile nelle 55 sedi sparse sul territorio - organizzati da questa Onlus che ha riportato il sorriso sulle labbra di migliaia di donne. Lo racconta dando informazioni concrete Anna Segatti, presidente di 'La forza e il sorriso' - anch'essa paziente oncologica -  in questa intervista.

Il make-up può assumere un ruolo psicologicamente terapeutico di fronte a una malattia così devastante come il cancro?


Noi non parliamo mai di terapia o di ruolo terapeutico del make-up, poiché ci teniamo a sottolineare che il nostro progetto non interferisce con le cure mediche, né vuole in alcun modo sostituirsi a esse. Quello che possiamo affermare è che dedicare un paio d'ore a truccarsi e prendersi cura di sé insieme ad altre donne che condividono la stessa esperienza può essere un ottimo modo per staccare la testa dai pensieri e dalla sofferenza e passare un momento di relax e serenità, ritrovando così, non solo il buon umore, ma anche la grinta per affrontare un momento delicato come quello delle cure oncologiche.

Perché avete deciso di istituire questi laboratori gratuiti? E da dove nasce il nome ‘La Forza e il sorriso’?


Il progetto dei laboratori di bellezza per donne in trattamento oncologico è nato negli Stati Uniti alla fine degli anni '80. Un medico ha deciso di "dare ascolto" alla reazione di abbandono e sfiducia che una sua paziente aveva manifestato rispetto agli effetti collaterali dei trattamenti oncologici e, con l'aiuto del CTFA, oggi Personal Care Products Council Foundation (associazione statunitense analoga a Cosmetica Italia) ha ottenuto il supporto di un make-up artist che, spronando la donna alla cura e alla valorizzazione della sua persona, ha stimolato in lei una nuova forza per affrontare la malattia. Visto il successo di questo "laboratorio pilota", è nata l'idea di trasformare la singola esperienza in un programma continuativo.
Il progetto internazionale si chiama "Look Good Feel Better", nessuna traduzione letterale suonava bene in italiano, dunque abbiamo pensato a un nostro nome e abbiamo voluto mettere in primo piano ciò che vogliamo far ritrovare alle donne che affrontano il cancro: la forza dentro di sé e il sorriso davanti allo specchio.

Quanti laboratori organizzate durante l’anno e dove? Quante sono state dall’inizio a oggi le donne che hanno frequentato i vostri laboratori?

In oltre 10 anni di attività (il nostro primo anniversario a doppia cifra è stato nel 2017) abbiamo organizzato circa 3.000 laboratori, coinvolgendo circa 13.000 donne. Nell'ultimo anno i laboratori sono stati circa 300, con quasi 1.400 partecipanti e i nostri numeri sono sempre in crescita.

Come si fa a parteciparvi?

Per iscriversi è sufficiente andare sul nostro sito www.laforzaeilsorriso.it, trovare la sede più comoda e scrivere ai contatti indicati. È possibile partecipare in qualsiasi struttura, a prescindere da dove si risiede o dove si è in cura e il laboratorio è totalmente gratuito, sia per le partecipanti sia per gli enti ospitanti. Sul sito si trova anche online il calendario aggiornato degli incontri.

Quali sono le richieste maggiori che vi fanno le donne che partecipano a questa iniziativa?

In questi mesi abbiamo organizzato una specie di "tour", l'abbiamo chiamato "La forza e il sorriso On the Road", proprio per andare a incontrare di persona i volontari sul territorio, raccogliere le loro impressioni sul progetto e farci raccontare le reazioni delle donne che partecipano. I feedback sono estremamente importanti per noi. Siamo stati molto felici di sapere che le partecipanti escono sempre entusiaste dal laboratorio, spesso chiedendo di poter fare qualche seduta in più per poter approfondire questa o quella tecnica. Non c'è più grande soddisfazione per noi che sentire frasi come "non prendevo la macchina da mesi e invece oggi ho guidato per un'ora per venire qui, sono proprio contenta di averlo fatto", oppure "ah come sono bella devo proprio andare a trovare i colleghi in ufficio per farmi vedere".

Quali sono le tecniche di maquillage che insegnate?

Il nostro programma si basa su 13 step fondamentali, che vanno dalla detersione del viso, ai dettagli finali, come rossetto e gloss. Per noi è molto importante spiegare come "trattare bene" la pelle, già stressata dagli effetti secondari delle terapie, struccando, detergendo e idratando correttamente il viso prima di applicare il trucco. Ma certamente non manca anche la parte più "creativa" del make-up per imparare a sfumare matite, ombretti e trucchi per le labbra.

Che rapporto si instaura fra le make-up artist volontarie e le pazienti che frequentano il laboratorio?

Facciamo una selezione e una formazione molto accurate dei nostri consulenti di bellezza. Non solo devono essere dei bravi professionisti dal punto di vista beauty, ma devono anche avere una particolare sensibilità ed essere in grado di gestire il laboratorio e il gruppo.
Grazie a queste caratteristiche, i nostri beauty coach riescono sempre a creare un'atmosfera piacevole e a instaurare un buon rapporto con le partecipanti. Le donne di solito entrano un po' impacciate, diffidenti, sembra che si chiedano "cosa ci faccio qui a perdere tempo con tutto quello a cui devo pensare in questo periodo?", ma già nei primi minuti di laboratorio cambia tutto, le tensioni si sciolgono, compaiono i primi sorrisi, appena si inizia a mettere un po' di colore sul viso partono i complimenti.

Fornite anche informazioni su come trattare al meglio pelle e capelli?

Come dicevo prima per noi è fondamentale dare indicazioni precise sulla cura della pelle, idratare e tonificare prima di applicare il trucco è fondamentale per tutti, figuriamoci per chi ha una pelle già provata dai trattamenti oncologici. Attualmente non ci occupiamo del corpo e dei capelli, ma non escludiamo in futuro di ampliare i nostri format.

Come è possibile per le pazienti oncologiche venire a conoscenza della vostra iniziativa?

Le donne possono venire a conoscenza del progetto direttamente dall'ospedale presso cui sono in cura, oppure tramite le nostre iniziative di comunicazione sui social o in occasione di conferenze, fiere ed eventi. Inoltre, incoraggiamo sempre medici, farmacisti e psicologi a diffondere il progetto e a consigliarlo alle donne che incontrano nella loro quotidianità.

Quale supporto fornite alle donne successivamente ai laboratori attraverso gli strumenti digitali?

A tutte le partecipanti viene lasciata una brochure che ripercorre i 13 step svolti durante il laboratorio e, in più, viene donata una beauty-bag piena di prodotti che possono portare a casa per continuare a esercitarsi autonomamente. A livello digital, alcuni siti legati al progetto internazionale prevedono dei tutorial e stiamo lavorando per realizzarne una versione anche in italiano.

La sua presidenza nasce anche da un contatto diretto con la malattia: cosa vuole dire a queste donne per invitarle ai laboratori gratuiti de ‘La Forza e il sorriso’?

Sono anch'io una paziente oncologica da diversi anni, perciò quest'iniziativa mi sta particolarmente a cuore sia sul piano personale che su quello professionale. Per esperienza diretta so quanto sia importante per una donna che affronta una terapia antitumorale sentirsi bene con se stessa e non rinunciare alla propria femminilità, nonostante il difficile percorso della malattia, che costituisce una dura prova fisica e psicologica e che spesso porta a isolarsi e ad abbandonare anche i piccoli gesti della quotidianità in famiglia e in società.

Elisa Da Vinci

Fotografie: Elena Kloppenburg



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