Indagine sui farmaci: prescrizioni mediche sottovalutate e poca informazione

14 novembre 2014
Focus

Indagine sui farmaci: prescrizioni mediche sottovalutate e poca informazione



Scarsa aderenza alle terapie, (la cosiddetta compliance, cioèl'adesione del malato alle prescrizioni mediche e ai trattamenti in generale previsti nella gestione di una determinata forma morbosa) e informazione insufficiente sono i principali problemi che contraddistinguono il rapporto dei cittadini italiani con i farmaci, secondo l'Indagine civica sull'esperienza dei pazienti con patologie croniche rispetto all'uso dei farmaci, con focus su biologici e biosimilari, presentata ieri da Cittadinanzattiva attraverso il Coordinamento nazionale delle Associazioni dei malati cronici (Cnamc).

Tra i principali dati evidenziati dal rapporto c'è la scarsa compliance: oltre la metà dei pazienti assumeva dai 2 ai 3 farmaci al giorno, il 10,5 per cento anche più di quattro e circa un paziente su cinque dimentica di assumere la terapia e uno su sette sbaglia il dosaggio. Il 22 per cento ha interrotto la terapia, per una media di 12 giorni, nella maggior parte dei casi a causa di una reazione allergica (22,6 per cento) o perché inefficace (20,4 per cento), per i costi a carico dei cittadini (16,4 per cento) o perché il farmaco non era disponibile in farmacia (14,5 per cento). Una quota più bassa ha interrotto o non ha iniziato la cura per scetticismo (56,5 per cento), per complessità (13 per cento), o ancora perché si tratta di terapie che se intraprese dureranno tutta la vita e che quindi scoraggiano il paziente (11,6 per cento).

Pesano anche la cattiva comunicazione tra medico e pazienti e gli spostamenti fuori dalla Regione di residenza. Secondo Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato e responsabile del Cnamc «è importante agire sulle cause, perché l'aderenza alla terapia garantisce più alti livelli di salute della collettività e contribuisce alla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale attraverso l'ottimizzazione delle risorse economiche.

Si tratta prima di tutto di migliorare la comunicazione tra medici e pazienti; c'è poi il problema dei costi di cui i cittadini si devono far carico: per i ticket, per l'acquisto di farmaci in fascia C, ma ci sono anche costi indiretti».

E poi va snellita la burocrazia «per la prescrizione, per il piano terapeutico, per l'individuazione dello specialista. Il percorso per accedere alle terapie» commenta Aceti «è complicato e andrebbe fatto un piano di semplificazione, mantenendo ovviamente garanzie rispetto agli aspetti clinici ed economici».

L'indagine ha poi mostrato una diffidenza degli italiani verso gli equivalenti e un scarsa conoscenza dei biologici e biosimilari. Sono informati dal medico o dal farmacista circa l'esistenza dei generici, sanno che costano meno (il 30 per cento li riconosce dal prezzo e dalla dicitura sulla confezione), ma considerano quello di marca più efficace (33,4 per cento) o sono influenzati dallo scetticismo di una parte di medici (30,8 per cento) che sostiene che non sono uguali. Quasi la metà dei pazienti (47,3 per cento) non cambierebbe la terapia che sta assumendo con quella equivalente o ha dubbi nel farlo (21,6 per cento).

Meno chiarezza invece sul fronte dei farmaci biologici: un 17,5 per cento non sa cosa sia e oltre il 41 per cento non sa cosa sia un biosimilare. Il 45,4 per cento degli intervistati ha assunto un farmaco biologico e solo il 4 per cento assume invece un biosimilare ma molti non sono certi se il farmaco che stanno assumendo sia biologico o biosimilare (38,6 per cento). Il documento secondo Aceti dovrebbe costituire «il riferimento per le istituzioni, a partire dall'Aifa, al fine di assumere decisioni in ambito farmaceutico che conducano a reali miglioramenti».

Fonte: Doctor33 del 14/11/14


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