Funghi: attenzione al fai da te!

24 luglio 2015
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Funghi: attenzione al fai da te!



raccogliere funghi


Dolori a stomaco e intestino, nausea, vomito e diarrea e infine insufficienza epatica e inserimento nella lista di attesa per un trapianto di fegato. Tutto questo è accaduto a una donna di 52 anni di origine asiatica, ma residente in Canada, per aver mangiato un fungo velenoso. «Scambiare un fungo velenoso per uno edibile, che cioè può essere consumato senza problemi, è un errore comune e in alcuni casi anche fatale» dice Corey Stein dell'Università di Toronto, in Canada, che ha descritto il caso di avvelenamento da fungo sul Canadian medical association journal. Come spiegano gli autori, anche un micologo ben preparato può incorrere in errori ma il rischio è notevolmente più alto per chi non è esperto.

«Il fungo responsabile del caso di intossicazione che abbiamo riportato era del genere Amanita, che conta oltre 600 specie diverse e causa la maggior parete dei decessi di questo tipo (90%), ma ci sono molti altri tipi di funghi velenosi» spiega l'autore ricordando che solo poche centinaia di specie di funghi tra le oltre 20.000 oggi note sono velenose per l'uomo. «Negli Stati Uniti sono circa 6.000 i casi di intossicazione da fungo riportati ogni anno, molti dei quali portano solo a lievi sintomi, mentre nell'Europa occidentale problemi legati al consumo di funghi velenosi sono più comuni con 50-100 casi di decesso ogni anno» continua Stein.

In genere si parte con dolori addominali e sintomi gastrointestinali, per passare poi a un periodo nel quale la situazione sembra tornare alla normalità e finire poi con un'insufficienza di diversi organi che può anche portare alla morte. E come ricordano gli esperti, contro le tossine di alcuni di questi funghi non esistono antidoti e quindi la miglior difesa consiste nell'evitare di raccoglierli e consumarli se non si è assolutamente sicuri della loro natura. E se proprio non si riesce a resistere alla tentazione di andare per funghi, è meglio farli controllare da persone esperte, magari rivolgendosi alle numerose associazioni micologiche, prima di metterli in padella. «Non bisogna dimenticare che non sempre la cottura o il congelamento dei funghi riesce a neutralizzare e a rendere innocue le pericolose tossine» concludono gli autori.


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