Generici ed equivalenti, spezziamo falsi miti: sono la stessa cosa!

06 agosto 2015
Focus

Generici ed equivalenti, spezziamo falsi miti: sono la stessa cosa!



Se fosse un libro, potrebbe intitolarsi "La saga dei generici" e comprendere almeno due capitoli. Il primo inizia nel 1995 e si conclude nel 2005. Il secondo, arriva fino ai giorni nostri. È una storia un po' tormentata come di tradizione deve essere una saga.

Ma andiamo per gradi. Come accennato, tutto inizia nel 1995 quando con una legge si ufficializza anche in Italia l'arrivo nelle farmacie dei farmaci generici. Il nome non è stato scelto a caso. È la traduzione di generic name, il termine con cui i popoli anglosassoni definiscono questi medicinali. La diffidenza però da noi è alle stelle e non migliora nel tempo, nonostante le campagne informative. Generico, per gli italiani, non è un pregio, visto che si tratta di farmaci.
Eppure, come viene continuamente ribadito, non c'è nulla di diverso rispetto ai soliti medicinali. La parte attiva è sempre la medesima. La spiegazione però è ardua da metabolizzare, anche se è semplice. In pratica, il farmaco che si è sempre acquistato non è più di proprietà di un'unica Azienda farmaceutica perché anche nel caso dei medicinali c'è un brevetto che riguarda il principio attivo e che ha una sua durata "a tempo". Una volta scaduta, la sostanza può essere copiata anche da altre Aziende farmaceutiche, diverse da quella che originalmente ne deteneva i diritti.

Le differenze?

1) Il nome, perché il medicinale di marca continua a mantenere il suo mentre i generici si chiamano col nome del principio attivo, seguito da una sigla, oppure dal nome dell'Azienda.

2) Le altre sostanze aggiunte che non hanno un'azione terapeutica, ma solo lo scopo di conferire un buon sapore ad esempio.

3) Infine, è diverso il prezzo, perché il generico ha un prezzo più basso di almeno il 20 per cento, con punte del 60-70 per cento rispetto al farmaco di marca.

Nonostante tutto ciò, non c'è nulla da fare, i generici in Italia non decollano e si assiste anche a una situazione pericolosa. In caso di prescrizione, il generico viene preso molte volte "sottogamba" da parte del paziente, con un calo nella compliance, cioè nell'aderenza alla cura, che costringe il medico a ritornare al farmaco originale.

È per queste ragioni che a un certo punto, i generici cambiano nome. Ci vuole una legge, però, per ufficializzare la modifica che entra in vigore nel 2005.

Chiudiamo il nostro primo capitolo, quindi, e ne iniziamo un altro. I generici vengono ridefiniti come "equivalenti". Non è cambiato nulla rispetto a quando si chiamavano generici. Come prima, le regole sono sempre le medesime. Equivalente e farmaco di marca hanno la stessa composizione qualitativa e quantitativa di sostanze attive, con la medesima forma farmaceutica, e l'equivalente continua ad avere un costo inferiore rispetto al corrispettivo farmaco di marca. Ma da questo momento in poi, si verifica un miglioramento nell'indice di gradimento e i pazienti accettano sempre di più di curarsi con i farmaci equivalenti.

Certo, la strada da percorrere è ancora molto lunga e soprattutto tra gli anziani c'è ancora parecchia resistenza ad abbandonare l'abituale farmaco per un equivalente. In linea generale comunque, il cambio di nome è stato vincente, con un vantaggio anche per il Sistema sanitario nazionale. Si inizia a registrare infatti un costante aumento nelle vendite degli equivalenti, con un risparmio per le casse dello Stato e la possibilità di destinare più fondi a favore di cure con farmaci innovativi, con costi a carico del Servizio Sanitario.


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