Equivalenti, anche per malattie importanti

03 settembre 2015
Focus

Equivalenti, anche per malattie importanti



L'errore è pensare che quando si tratta di farmaci non sia concepibile il risparmio. Non è così. Il prezzo dei medicinali equivalenti infatti è almeno del 20 percento inferiore rispetto ai brand. E non ci sono truffe, altro sospetto che assale molte volte le persone. È del tutto normale invece che allo scadere del brevetto, il principio attivo non sia più di esclusiva "proprietà" di un'unica azienda farmaceutica. Ma in base a una normativa europea, possa essere riprodotto, fabbricato e venduto anche da altre Aziende previa autorizzazione dell'AIFA, l'agenzia italiana del farmaco. Con notevoli risparmi, perché il generico porta con sé in eredità il bagaglio di ricerche e di studi clinici condotti anni addietro dall'Azienda farmaceutica detentrice del brevetto. Acquistare un farmaco equivalente, dunque, non fa male. Anzi, al contrario, si può anche aiutare la salute di molte altre persone. Le quote di denaro pubblico risparmiate dal Servizio Sanitario Nazionale per il rimborso dei farmaci equivalenti, possono essere utilizzate a favore di farmaci innovativi, che sono parecchio costosi, e per promuovere la ricerca dedicata allo studio di nuove cure per le malattie rare.

Vediamo allora insieme, grazie alla consulenza di Franco Marchetti, medico di Medicina generale di Milano, quali equivalenti possono entrare a far parte del nostro armadietto delle medicine. Con una sorpresa. I generici non curano solo il raffreddore, ma anche malattie importanti. Un'avvertenza, però. Sono sempre farmaci, con pregi e difetti e come tali, vanno assunti sotto controllo medico.

La svolta è stata con l'arrivo degli inibitori della pompa protonica che da qualche anno sono disponibili come equivalenti. Sono farmaci efficaci per la cura del reflusso gastroesofageo e dell'ulcera. Riducono la produzione di succhi gastrici, quando è esagerata, e aiutano la mucosa dello stomaco a riformarsi se è sfibrata da un eccesso di acidità. Come accade per l'appunto nel caso di queste due malattie.

Questa malattia causa negli anni una grave perdita di tessuto osseo e, se non curata, provoca fratture anche estremamente invalidanti. La cura più largamente utilizzata a livello internazionale è con i bifosfonati, una famiglia di farmaci che ha la capacità di rallentare e in certi casi fermare la malattia. Sono già entrati a far parte degli equivalenti i principi attivi alendronato, che è tra i più efficaci in quanto a risultati sulla qualità dell'osso, risendronato e ibandronato, altre sostanze valide per i loro effetti positivi sul tessuto osseo. Sì anche all'associazione calcio e vitamina d3, che oggi è anche equivalente, e che viene prescritto per la prevenzione dell'osteoporosi in chi ne ha la predisposizione.

In chi ne soffre, giocano un ruolo la serotonina e la noradrenalina, due sostanze prodotte nel cervello che in chi è depresso sono a livelli bassi. Tra i farmaci maggiormente prescritti, dunque, ci sono gli inibitori del re-uptake della serotonina. Si tratta di una classe di principi attivi che agiscono proprio a livello cerebrale, alzando i livelli della sostanza. Anche questi medicinali, originariamente parecchio costosi, da alcuni anni sono disponibili anche come equivalenti, con la medesima efficacia.


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