Nuove regole per la mammografia?

27 novembre 2009
Interviste

Nuove regole per la mammografia?



Secondo il recente parere di studiosi oltreoceano, solo le donne più a rischio devono incominciare a 40 anni a sottoporsi ai controlli mammografici per individuare in maniera precoce l'eventuale presenza di un tumore al seno. Le altre, invece, possono aspettare il compimento dei 50 anni. Questa la principale indicazione inserita dagli esperti americani nell'ultimo aggiornamento delle linee guida Uspstf (U.S. preventive services task force). Altrettanto innovativo un secondo punto inserito nelle nuove raccomandazioni: la mammografia deve avere cadenza biennale. Gli esperti americani hanno, infine, deciso di eliminare l'esplorazione della mammella o autopalpazione. In Italia gli addetti ai lavori non hanno ancora preso una chiara posizione. Ma come devono comportarsi le italiane in tema di prevenzione del cancro alla mammella? Lo abbiamo chiesto a Marco Venturini, direttore del dipartimento di Oncologia, Ospedale Sacro Cuore di Verona nonché presidente eletto Aiom (Associazione italiana di Oncologia Medica).

Il recente aggiornamento delle linee guida Uspstf introduce significative innovazioni rispetto alla precedente versione?
Assolutamente sì. Il precedente documento Uspstf, risalente al 2002, conteneva, infatti, l'indicazione di effettuare la mammografia a partire dai 40 anni per tutte le donne ma non erano presenti ulteriori precisazioni, nemmeno sulla cadenza. Tra un controllo e il successivo, la donna poteva lasciar trascorrere uno o due anni. Oggi gli esperti americani sono molto più rigorosi e, soprattutto, fanno per la prima volta delle distinzioni in base all'età della donna. In particolare, raccomandano controlli mammografici ogni due anni per le donne tra i 50 e i 74 anni mentre, per quelle tra i 40 e 49 anni, la mammografia viene considerata necessaria come screening soltanto in alcuni condizioni particolari che vanno discusse da parte del medico con la stessa donna.

Gli esperti americani ritengono che la mammografia dovrà essere incominciata a 40 anni solo per alcune categorie di donne, di chi si tratta?
Sono quelle a elevato rischio di sviluppare tumore al seno. Nelle donne tra 40 e 49 anni il beneficio della mammografia è simile a quello delle donne tra i 50 e 59 anni. In questo secondo gruppo, tuttavia, l'incidenza del tumore della mammella è più alta. Basti pensare che, mentre nel gruppo tra i 40-49 anni, per evitare un decesso per cancro al seno è necessario fare la mammografia a 1.904 donne, in quello tra i 50 e 59 anni il numero di donne da sottoporre a controllo è molto inferiore, pari a 1.339. Considerato che l'indagine mammografica può portare a ulteriori accertamenti, quali agoaspirati, biopsie e altro, che a loro volta possono dare risultati falsati, è stato ritenuto utile non consigliare la mammografia di screening a tutte le donne, ma di riservarla ad alcune categorie a maggiore rischio, come per esempio in caso di familiarità (mamma con cancro al seno) o di precedente tumore all'altra mammella.

Sarà sufficiente per le donne tra i 50 e i 74 anni sottoporsi allo screening mammografico con una cadenza biennale?
Sì, soprattutto se si tiene conto che il vantaggio maggiore si ha nel gruppo di donne tra i 60 e 69 anni dove il numero di donne che devono ricevere una mammografia per salvare una donna dalla morte per tumore al seno è piuttosto basso e pari a 377, contro per esempio 1.904 nelle donne 40-49.

Non si rischierà di non diagnosticare in tempo casi di tumore al seno in donne quarantenni?
Direi di no, perché nelle quarantenni l'incidenza di tumore della mammella è relativamente bassa. È il gruppo delle donne sessantenni, infatti, quello in cui si verificano maggiori casi di carcinoma mammario e, per il quale, quindi, lo screening risulta più vantaggioso.

Perché solo oggi l'autopalpazione viene ritenuta inutile? Il suggerimento all'esplorazione non era supportato da evidenze scientifiche?
Dopo le precedenti raccomandazioni del 2002 sono stati pubblicati due studi scientifici che hanno dimostrato che l'autopalpazione aumenta la percentuale di biopsie e altri approfondimenti diagnostici inutili. Non vi sono attualmente evidenze per raccomandarla di routine.

Come dovranno comportarsi le donne in Italia alla luce delle nuove raccomandazioni Uspstf?
Alle italiane suggerisco di non praticare mai automedicazione, ossia il "fai da te" ma di rivolgersi al proprio medico di fiducia per avere le indicazioni adeguate. È, infatti, il medico che deve valutare le raccomandazioni e decidere la migliore strategia per la singola paziente.

Luigia Atorino


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