Il cuore non va trascurato

11 dicembre 2009
Focus

Il cuore non va trascurato



Una recente indagine GFK Eurisko parla chiaro: il rischio cardiovascolare è, ancora, solo parzialmente conosciuto. Con il risultato che il 60% degli italiani ha due o più fattori di rischio (sovrappeso, obesità, sedentarietà, ipertensione, diabete, livelli elevati di colesterolo nel sangue, età avanzata e familiarità) che minacciano la salute del cuore, ma non fa nulla per prevenire le malattie cardiovascolari. E non c'è consiglio medico che tenga. I numeri dell'indagine su un campione rappresentativo della popolazione italiana (800 persone dai 18 anni in su), sono stati presentati a Milano nel corso dell'evento "Cuore. L'enigma della prevenzione dimenticata". "Il paziente non è consapevolizzato" - osserva Ovidio Brignoli, medico di famiglia e vicepresidente della Società Italiana di Medicina Generale - ha cioè una generica idea dell'esistenza dei fattori di rischio, ma non sa quanto possano incidere. E comunque prevale la considerazione: sono asintomatico perché dovrei fare qualcosa?" Così solo il 40% di coloro che hanno un basso rischio cardiovascolare fa qualcosa per prevenire le malattie cardiovascolari, mentre oltre il 60% non segue un'alimentazione controllata, nel 70% dei casi non fa attività fisica e solo il 10% dei casi effettua controlli regolari. Ma le cose non vanno molto meglio se si considerano persone che hanno già subito un evento cardiovascolare: oltre il 50% dei casi non si sottopone a controlli regolari, l'83% non fa attività fisica e il 70% non fa attenzione all'alimentazione. "Dopo l'intervento molti non si sentono a rischio" - spiega Andrea Macchi cardiologo al San Raffaele - "e in più hanno una certa diffidenza verso i farmaci, anche se di fronte alla prospettiva di cambiare stile di vita scelgono di assumere il farmaco. Un fatto significativo può essere che si tratta di patologie nelle quali manca il dolore, il paziente può in qualche modo far finta che non ci siano e finire per sottovalutarle se non proprio ignorarle". Non a caso tra le leve che convincerebbero i pazienti a rispettare i consigli e le indicazioni del medico, secondo l'indagine, la paura di subire un evento cardiovascolare rappresenta una motivazione solo per il 39% degli intervistati. Che fare per invertire la tendenza?


Il primo auspicio è che ci sia una maggiore informazione ed educazione, per evitare che le persone sottovalutino un pericolo assolutamente reale per la propria salute. Succede, infatti, che più di 1/3 delle persone non sappia che il diabete, la familiarità e l'aver già subito un evento sono fattori di rischio tra i più rilevanti. "Il concetto importante - spiega Brignoli - è che non si deve pensare che il medio o il basso rischio proteggano in qualche modo". Cambiare lo stile di vita è cruciale in queste situazioni e i consigli sono quelli di sempre, come sottolinea Brignoli "niente fumo, attenzione al peso e all'alimentazione e attività fisica quanta più possibile. Da questo punto di vista sono cruciali le istituzioni, a cominciare dalla scuola, che devono trasmettere il messaggio ed educare all'importanza dell'attività fisica e dell'alimentazione a scopo preventivo". Le cose ovviamente cambiano per i pazienti ad alto rischio per i quali controlli e farmaci sono fondamentali. La terapia perciò va seguita con regolarità, mentre secondo l'indagine solo l'85% dei pazienti in cura per la riduzione del rischio cardiovascolare assume con regolarità i farmaci. E gli specialisti insistono sull'importanza dello screening. "Gli esami cardiologici sono inequivocabili" - sottolinea Macchi - "e già un elettrocardiogramma dà informazioni importanti". In presenza di almeno tre fattori di rischio, perciò, meglio sottoporsi a screening.

Marco Malagutti

"Cuore. L'enigma della prevenzione dimenticata." Milano, 10 dicembre


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