Contraccezione d'emergenza: facciamo chiarezza

29 gennaio 2016
Interviste

Contraccezione d'emergenza: facciamo chiarezza



Occorre più chiarezza sulla contraccezione d’emergenza


Dopo che nei mesi scorsi sono finiti sui giornali episodi di rifiuto di dispensazione della contraccezione d'emergenza, il presidente di Federfarma Verona, l'Associazione dei titolari di farmacia, ha diffuso una nota per chiarire che «esistono due principi attivi attualmente commercializzabili in farmacia che ritardano o inibiscono l'ovulazione e sono quindi contraccettivi destinati a prevenire la gravidanza dopo un rapporto sessuale non protetto o in seguito al fallimento di un metodo anticoncezionale».

I due principi attivi sono Levonorgestrel e Ulipristal, e sono entrambi efficaci e sicuri, ma purtroppo la loro dispensazione genera un po' di confusione anche dal punto di vista normativo. Dica33 ne ha parlato con la Silvana Agatone, ginecologa dell'Ospedale Sandro Pertini di Roma e presidente dell'associazione Laiga per l'applicazione della Legge 194, che di recente è stata intervistata sull'argomento anche dal New York Times.

Dottoressa Agatone, è opportuno questo chiarimento sulle pillole del giorno dopo e dei cinque giorni dopo?
«Sì, parlarne è importantissimo perché c'è poca informazione, persino tra i professionisti. Innanzitutto è utile chiarire che non si tratta di farmaci abortivi. Sia il levonorgestrel, efficace nei primi tre giorni, sia l'Ulipristal, che è efficace nei cinque giorni successivi al rapporto non protetto, spostano l'ovulazione, e così facendo impediscono la fecondazione. Entrambe queste forme di contraccezione di emergenza sono caratterizzate da buona efficacia, soprattutto quando sono usate nelle prime ore dopo il rapporto non protetto, semplicità d'uso e basso rischio per la salute. Tuttavia i risultati sono inferiori a quelli che si ottengono con la contraccezione continua, iniziataprecedentemente al rapporto».

Come si ottiene la pillola per la contraccezione di emergenza?
«L'Ulipristal acetato (venduto con il nome commerciale di Ellaone, nota come la "pillola dei 5 giorni dopo") non richiede ricetta medica se chi la chiede è maggiorenne. Il farmacista è però autorizzato a richiedere il documento d'identità «qualora non vi fosse la certezza palese della maggiore età».

Sul levonorgestrel (detta comunemente la "pillola del giorno dopo") c'è invece il rischio di confusione perché sono disponibili in farmacia due diversi prodotti, del tutto analoghi: Escapelle, dispensato senza obbligo di ricetta alle maggiorenni, e Norlevo,che invece richiede una ricetta medica non ripetibile (che viene quindi ritirata dal farmacista). Per ottenere la ricetta ci si può rivolgere a un consultorio, presidio istituzionalmente deputato ai temi della contraccezione e della procreazione responsabile, al proprio medico di famiglia, a un ginecologo, al pronto soccorso oppure a un presidio di guardia medica».

La cronaca segnala casi di rifiuto da parte di medici e farmacisti. È un rifiuto legittimo?
«No, proprio perché non si tratta di un farmaco abortivo ma di un inibitore dell'ovulazione, come chiarisce anche il foglietto illustrativo del levonorgestrel aggiornato nel 2014 dall'Agenzia italiana del farmaco (Aifa).
In caso di difficoltà, il consiglio è quello di chiedere una spiegazione scritta dei motivi del rifiuto, ribadendo che le motivazioni non potranno riguardare né l'obiezione né la clausola di coscienza, proprio perché si tratta di farmaci che agiscono ritardando l'ovulazione. Se questa è già avvenuta e l'ovulo è stato fecondato, per esempio perché si è tardato a prendere la pillola, il farmaco è semplicemente inefficace, e non interferisce con l'eventuale gravidanza».

Fabio Turone


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