Assistere i propri familiari può costare caro, meglio farsi aiutare

03 marzo 2016
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Assistere i propri familiari può costare caro, meglio farsi aiutare



Assistere i propri familiari può costare caro, meglio farsi aiutare


Molto spesso a occuparsi degli anziani sono i familiari: mogli, mariti o figli che dedicano tempo ed energia alla persona cara senza alcuna retribuzione economica e spesso trascurando i propri bisogni e il proprio benessere. È questo il quadro che emerge da un articolo da poco pubblicato sulla rivista Jama internal medicine da un gruppo di ricercatori statunitensi guidati da Jennifer Wolff, della Johns hopkins bloomberg school of public health di Baltimora.

«Nelle famiglie delle persone anziane, anche quelle con demenze, sono spesso i familiari stessi a prendersi carico dell'assistenza sanitaria, coordinando le cure e occupandosi delle terapie» spiega la ricercatrice che nello studio ha coinvolto 1.739 famiglie e caregiver (si chiamano così nel mondo anglosassone le persone che si prendono cura di qualcuno) non stipendiati che si occupavano di 1.171 anziani con qualche tipo di disabilità.

«Abbiamo cercato di capire meglio come questo impegno possa influenzare diversi aspetti del benessere del caregiver, incluse le difficoltà emotive, fisiche e finanziarie, la mancata partecipazione ad attività piacevoli e la perdita di produttività sul lavoro» continua Wolff che assieme ai colleghi ha preso in considerazione tre diversi livelli di impegno di assistenza: alto (inteso come coordinamento delle cure e gestione delle terapie), medio (solo una delle due attività) e nullo (nessuna delle due attività). E a conti fatti gli autori della ricerca hanno notato che il peso dell'assistenza è tutt'altro che trascurabile.
«I caregiver con un impegno elevato nei confronti del familiare anziano hanno una probabilità circa doppia di andare incontro a difficoltà fisiche, emotive e finanziarie rispetto a chi ha un impegno nullo» chiarisce l'esperta, «e se chi assiste ha un lavoro, presenta una probabilità circa tripla di avere problemi di produttività proprio a causa della stanchezza o dei pensieri legati all'assistenza».

Come se non bastasse, solo pochi caregiver fanno ricorso a gruppi o servizi di supporto, nonostante dedichino al proprio caro anche 28 ore a settimana. «E queste ore sono tolte per esempio alle attività di svago e relax, come vedere gli amici o partecipare ad attività gradite» continua Wolff. «Bisogna che i caregiver si rendano conto che tutti questi aspetti del benessere sono importanti e non solo la salute fisica» conclude Carol Levine, direttrice di un progetto di salute con base a New York.


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