Grazie alla musica nei più piccoli migliora anche il linguaggio

10 maggio 2016
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Grazie alla musica nei più piccoli migliora anche il linguaggio



Grazie alla musica nei più piccoli migliora anche il linguaggio


Non è quello che in genere viene definito "effetto Mozart", ma la musica ha comunque un effetto importante sullo sviluppo del cervello e delle sue capacità di interpretare i suoni. Lo si legge dalle pagine della rivista Pnas dove è stato recentemente pubblicato uno studio svolto dai ricercatori statunitensi guidati da Christina Zhao, della University of Washington di Seattle. «Lavori precedenti sull'impatto della musica sul cervello dei più piccoli e sulle loro capacità di apprendimento hanno portato a risultati discordanti e poco chiari, soprattutto a causa delle differenze nella progettazione degli stessi studi» esordisce la ricercatrice ricordando il ben noto "effetto Mozart", secondo il quale ascoltare la musica del compositore austriaco porterebbe a un miglioramento delle capacità cognitive.

Nel loro studio Zhao e colleghi hanno cercato di valutare l'associazione tra ascolto e pratica musicale nei primi mesi di vita e sviluppo cerebrale coinvolgendo nella ricerca 39 bambini di 9 mesi di età. Un gruppo di piccoli partecipanti ha partecipato a sessioni di gioco nei quali era previsto l'ascolto di musica e la partecipazione musicale attiva assieme ai genitori e a educatori specializzati, mentre l'altro gruppo partecipava a sessioni di gioco impostate in modo simile, nelle quali non era presente la musica.

«La musica scelta aveva un ritmo tipo valzer, piuttosto difficile da elaborare e interpretare per bambini così piccoli» precisa l'autrice. «Nel test effettuato al termine dello studio, i bambini coinvolti in giochi musicali hanno mostrato una migliore capacità di riconoscere ed elaborare i suoni e le interruzioni del ritmo musicale e questi progressi possono essere trasferiti anche alle capacità di elaborazione del linguaggio». Per arrivare alle loro conclusioni, i ricercatori hanno sottoposto i bimbi a un esame specifico che permetteva di osservare l'attività cerebrale e le sue variazioni: nel corso dell'esame veniva fatto ascoltare ai bimbi un brano musicale il cui ritmo, a un certo punto, veniva interrotto o alterato. «I bambini che erano stati "educati" alla musica risultavano migliori nel riconoscere le alterazioni nel ritmo e nel linguaggio» dice Zhao. «Questi risultati ci hanno aiutato a comprendere quanto suoni e linguaggio siano legati a livello cerebrale e come i bambini imparino a elaborare i suoni e le parole». Resta ancora da chiarire quanto questi effetti della musica sul cervello durino nel tempo e se la musica sia davvero in grado di migliorare le capacità cerebrali generali dei piccoli.


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