Berlusconi e l’intervento: cos’è l’insufficienza aortica e come si cura

14 giugno 2016
Interviste

Berlusconi e l'intervento: cos'è l'insufficienza aortica e come si cura



Berlusconi e l’intervento: cos’è l’insufficienza aortica e come si cura


Ne parlano tutti: l'ex-premier Silvio Berlusconi soffre di insufficienza aortica e stamane sarà sottoposto a un intervento di sostituzione valvolare, ma cos'è l'insufficienza aortica? Che disturbi provoca? Come si opera? Di questo e molto altro abbiamo parlato con Claudio Russo, direttore della struttura complessa di cardiochirurgia dell'Ospedale Niguarda di Milano.

Che cosa significa insufficienza aortica?
«Nel cuore ci sono delle valvole che permettono al sangue di andare in una sola direzione. La valvola aortica si trova tra il ventricolo sinistro e l'aorta; la sua apertura determina il passaggio del sangue pompato dal cuore alla circolazione periferica, e quindi a tutto l'organismo. Quando il ventricolo si rilassa dopo la contrazione, per accogliere dall'atrio nuovo sangue da immettere in circolo, la valvola aortica si chiude per impedire il ritorno di sangue dall'aorta. Nell'insufficienza questa chiusura è imperfetta, per cui quando il ventricolo si rilascia riceve sangue sia dall'atrio che dall'aorta; il ventricolo si ingorga, tende a dilatarsi e diminuisce il flusso di sangue all'organismo».

Come si manifesta l'insufficienza aortica?
«I sintomi sono legati da una parte all'eccesso di sangue che riceve il ventricolo, dall'altro alla riduzione del sangue in circolo. Il ventricolo sinistro, "ingorgato", non può accettare tutto il sangue proveniente dall'atrio, che si intasa a sua volta, con un conseguente aumento della pressione a monte, nelle vene polmonari, che portano il sangue ossigenato dai polmoni al cuore sinistro. Questo determina una congestione del circolo polmonare, che si manifesta come una difficoltà a respirare, e che può arrivare nei casi più gravi all'edema polmonare. Altri sintomi sono dovuti alla minore quantità di sangue in circolo. Non solo una parte del sangue rientra nel ventricolo a causa dell'insufficienza, ma, il ventricolo dilatato fa anche più fatica a contrarsi, venendo meno la sua funzione di pompa. Insorgono così svenimenti, stanchezza, giramenti di testa, vertigini».

Quali sono le cause?
«Bisogna distinguere tra forme acute e forme croniche. Il difetto di chiusura nelle forme croniche aumenta gradualmente nel tempo, dando il tempo al ventricolo di adattarsi all'aumentato carico di sangue. Le cause possono essere, ad esempio, malformazioni congenite delle valvole, ma ce ne sono molte altre. I sintomi si manifestano quando il ventricolo non riesce più a compensare il rigurgito divenuto troppo severo. Il respiro, una volta difficoltoso solo per attività intense, inizia a mancare per sforzi sempre più lievi. Difficilmente però l'insufficienza cronica avanza a tal punto, in quanto si tende a intervenire prima. Nei casi acuti, invece, il ventricolo non ha il tempo di adattarsi e i sintomi insorgono in maniera grave e improvvisa. Possibili cause sono endocarditi, infezioni batteriche che danneggiano le valvole, o la dissecazione aortica, in cui la parete esterna del vaso si stacca da quella interna togliendo il sostegno alla valvola, che si rivolta come un calzino».

Come si fa diagnosi?
«La diagnosi si basa sulla visita del paziente e l'auscultazione del cuore, durante la quale si percepiscono dei caratteristici rumori dovuti al passaggio del sangue nella valvola non chiusa, detti soffi. Nel 99 per cento dei casi in assenza di soffio non c'è malattia. Si osserva anche un aumento della pressione differenziale, cioè della differenza tra pressione massima e minima. Indicativa può anche essere una radiografia del torace, dove il cuore assume un aspetto dilatato "a scarpa" o si possono osservare segni di congestione polmonare. Dirimente risulta però l'ecocardiogramma che permette di esaminare la valvola e valutare l'entità dell'insufficienza».

Come si cura?
«La terapia medica può essere utile nella fase iniziale delle forme croniche. Si tratta comunque di una terapia cosmetica, che può servire solo a ritardare l'intervento. Il danno alla valvola può essere risolto solo con un intervento chirurgico. Talvolta la valvola può essere riparata. È il caso di pazienti in cui, ad esempio per una grave ipertensione di lunga durata, la prima parte dell'aorta si dilata: è come se lo stipite (l'aorta) della porta (la valvola) si allargasse. In questi casi la valvola è sana e si cerca quindi di preservarla cambiando lo stipite danneggiato. Conservare le valvole native è sempre la scelta preferenziale ma se la valvola è molto danneggiata la sua sostituzione è necessaria».

Come si interviene?
«Il cardiochirurgo ha a disposizione valvole meccaniche in carbonio, che hanno il vantaggio di essere eterne, ma richiedono una terapia anticoagulante per evitare la formazioni di trombi, e valvole biologiche, che non richiedono una terapia anticoagulante ma hanno una durata limitata di 15-20 anni, dopodiché vanno sostituite. L'intervento dura due o tre ore. Aperto il torace, il paziente viene collegato a una macchina cuore-polmone, che consente di ossigenare e far circolare il sangue mentre si opera. Il cuore, infatti, durante l'intervento deve essere "messo a riposo" per consentire la sostituzione della valvola, un'operazione relativamente semplice e rapida. Quindi si riperfonde, cioè si "ricollega", il cuore, si sospende la macchina e si chiude il torace. Si adottano oggi tecniche mini-invasive, un taglio di 4-7 cm, che diminuisce le perdite ematiche e il disagio del paziente, consentendo anche un miglior risultato estetico che riduce l'impatto emotivo dell'operazione».

Quali sono i rischi?
«Ogni intervento comporta un rischio, ma bisogna tener presente che i rischi a cui andrebbe incontro il paziente se non si operasse, sarebbero maggiori di quelli associati alla chirurgia».

Quali sono i tempi di recupero?
«Sono diversi per ogni paziente, dipendono dall'età e dalla presenza di altre patologie. Possono andare dai quattro giorni per un trentenne alle due-tre settimane per un anziano. In ogni caso, la qualità della vita dopo l'intervento migliora nettamente e sono necessari solo controlli periodici».

Irene Campagna


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