Dimagrire con Lemme: i dubbi sono tanti, le prove scientifiche nulle

17 giugno 2016
Interviste

Dimagrire con Lemme: i dubbi sono tanti, le prove scientifiche nulle



Dimagrire con Lemme: i dubbi sono tanti, le prove scientifiche nulle


Nel suo curriculum vitae anche una laurea in farmacia e un libro il cui titolo è tutto un programma: "L'uomo che sussurrava ai ciccioni - i segreti di filosofia alimentare". Si può partire da qui per parlare di Alberico Lemme, che dalla Brianza propone un regime alimentare che garantirebbe di perdere peso a una velocità strabiliante e senza creare problemi all'organismo. Come si legge nel sito internet dedicato al metodo, quello promosso da Lemme è "un percorso educativo alimentare in chiave biochimica, unico al mondo, dove si mettono in discussione tutti i dogmi della dietologia ufficiale...". In effetti la scienza ha affrontato più volte i temi trattati da Lemme, arrivando a conclusioni che non sono certo a favore del laureato in farmacia lombardo, come spiega a Dica33 Attilio Speciani, specialista in immunologia clinica e allergologia che da oltre 35 anni si occupa del rapporto cibo/salute con particolare attenzione ai fenomeni infiammatori e metabolici connessi con ciò che si mangia.

Dottor Speciani, quali sono i messaggi del metodo Lemme che ritiene più pericolosi e perché?
«Ritengo che molte delle affermazioni di Lemme siano inopportune e spesso anche socialmente pericolose. Tra le più pericolose e contrarie a tutto ciò che la scienza ha dimostrato e continua a dimostrare ce ne sono alcune che riguardano il cancro. Si dice per esempio che la frutta e la dieta mediterranea alimentano il tumore, ma tutte le principali associazioni di ricerca internazionali dicono esattamente il contrario, prime tra tutte l'American institute of cancer research e il World cancer research fund. Si dice anche - negando le giuste speranze non solo tra i malati - che la chemioterapia non serve a nulla, ma ancora una volta la scienza dice no. Il dibattito sulla chemioterapia è molto vivace nella comunità scientifica, ma non vi sono dubbi che questo trattamento in molti casi ha fatto e continua a fare la differenza tra sopravvivenza e morte».

E per quanto riguarda le indicazioni a evitare l'attività fisica?
«Secondo questa filosofia alimentare l'attività fisica è inutile per chi vuole perdere peso. Niente di più sbagliato: muoversi in modo costante e secondo le proprie possibilità e caratteristiche aiuta a migliorare la sensibilità all'insulina ed è, come dimostrano numerosi studi scientifici, un potente strumento per migliorare le risposte metaboliche e per prevenire tumori e malattie croniche. Ovviamente questo è vero se si pratica attività fisica in associazione a un regime alimentare corretto».

Però alla fine dei conti chi segue il metodo Lemme perde peso...
«Nella prima fase della dieta, quella di dimagrimento, si eliminano quasi del tutto i carboidrati puntando soprattutto sulle proteine della carne e del pesce. Inoltre si dice ai pazienti che si possono mangiare quantità praticamente illimitate del singolo alimento indicato (fino a 10 kg di braciole di maiale o di pasta per colazione) ma l'esperienza insegna che dopo un paio di giorni di "eccessi", quando si può mangiare un solo componente alimentare, si riduce l'assunzione di cibo e si arriva a una riduzione delle calorie assunte, come in una dieta ipocalorica. Infine non bisogna dimenticare, come sottolinea molto bene un recente studio pubblicato da Erin Fothergill e colleghi sulla rivista Obesity, che la rapida perdita di peso porta a una riduzione del metabolismo che rimane "lento" per anni e che facilita il ritorno altrettanto rapido al peso originale».

Perché questo metodo piace?
«I motivi del successo di questo metodo così lontano da quanto dimostrato dalla scienza sono diversi. Innanzitutto c'è la rapida perdita di peso iniziale che piace molto a chi deve dimagrire. A questa si aggiungono l'apparente personalizzazione del percorso con telefonate ogni due giorni con Lemme nella fase iniziale (così viene detto) e l'altrettanto apparente libertà alimentare (è il sogno di tutte le persone a dieta sentirsi dire di mangiare a volontà un dato alimento...) e la comodità di poter ordinare piatti pronti e consegnati a domicilio. Nessuna di queste motivazioni è sufficiente però a giustificare un regime alimentare potenzialmente pericoloso per la salute».

Motivare i pazienti insultandoli e offendendoli per il loro aspetto fisico può funzionare? Non si corre il rischio di "fare danni" a livello psicologico?
«Il rischio c'è. Esistono numerosi dati scientifici che obbligano a valutare con grande attenzione gli effetti di insulti o affermazioni degradanti usati in riferimento all'aspetto fisico anche se accettate in modo esplicito da chi le subisce. Non bisogna dimenticare per esempio che persone con bassa autostima sono ad alto rischio di sintomi depressivi e disturbi del comportamento alimentare. Nel caso in cui una persona con disturbi del comportamento alimentare, fragile e già afflitto da sensi di colpa o di vergogna, dovesse subire da chicchessia - incluso chi propone la dieta - offese umilianti o degradanti, c'è il rischio di far emergere una crisi depressiva oppure crisi bulimiche o anoressiche».

Cristina Ferrario


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