Cuori italiani a rischio secondo lo studio Pandora

17 febbraio 2010
Focus

Cuori italiani a rischio secondo lo studio Pandora



Il 22% degli italiani a rischio cardiovascolare moderato soffre di Arteriopatia obliterante periferica (Aop), ovvero di un restringimento o di un'ostruzione delle arterie dovuti a un processo aterosclerotico che riduce il flusso di sangue alle gambe. Una percentuale di casi che sfuggirebbe alla diagnosi, non sentendosi minimamente in pericolo, quando invece un paziente con Aop presenta lo stesso livello di rischio cardiovascolare di un post-infartuato.
Sono i risultati dello studio Pandora, una ricerca internazionale sostenuta da AstraZeneca e condotta in sei paesi europei (Italia, Belgio, Olanda, Svizzera, Grecia e Francia) che ha visto il nostro Paese protagonista grazie all'impegno di 300 medici di famiglia della Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale).
Obiettivo della ricerca era di valutare la prevalenza dell'Aop in pazienti con rischio cardiovascolare moderato, senza diagnosi di patologie cardiovascolari né diabete. In Italia è stato arruolato il maggior numero di pazienti: 5.290 soggetti (49,97% sul totale).
"Lo Studio ha permesso di rilevare che quasi il 18% della popolazione europea soffre di Aop. Una percentuale che sale purtroppo al 22% in Italia" sottolinea Donatella Alesso, responsabile divisione formazione Fimmg/Metis. "Se una persona, che secondo gli altri parametri di identificazione del rischio, come per esempio i livelli di colesterolo, sarebbe candidata a una semplice prevenzione dietologica e comportamentale, ha una Aop anche asintomatica, il rischio che corre di essere colpita da un evento cardiovascolare anche mortale è addirittura pari a quello di chi ha subito un infarto del miocardio e quindi va trattata in modo più aggressivo".

Un semplice test per misurare il pericolo
Intercettare casi di Aop asintomatica è piuttosto agevole, stando a quanto riferiscono gli esperti della Fimmg. Basta, infatti, un semplice esame, che consiste nella misurazione del cosiddetto indice Abi (indice pressorio caviglia/braccio) effettuabile anche presso il proprio medico di famiglia.
La misurazione dell'Abi prevede la valutazione del rapporto tra i valori più alti della pressione sistolica (la cosiddetta "massima") misurata a livello della caviglia e del braccio. In condizioni di normalità, dovrebbe essere il più possibile vicino a 1. Se è minore/uguale a 0,90 (cioè se il valore pressorio sulla caviglia è minore di quello sul braccio), significa che vi è un'ostruzione a livello delle arterie dell'arto inferiore, indice certo di una Pad in atto.
«Lo studio Pandora offre una lezione più importante dei risultati stessi: dobbiamo cominciare a cercare le patologie o i fattori di rischio anche quando questi non sono visibili» afferma Guido Sanna, responsabile divisione ricerca della Fimmg. «Come dimostra la ricerca, l'Aop si presenta in una forma sub-clinica asintomatica assai più di frequente di quanto i medici stessi pensino. Questo dato deve farci riflettere, innanzitutto, sul fatto che non ricerchiamo con sufficiente assiduità i segni di questa patologia. Non ci si rende conto di quanto la presenza di Aop sia importante dal punto di vista predittivo».



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