Terapia antitumorale: un po' di storia

17 febbraio 2010
Focus

Terapia antitumorale: un po' di storia



di Luciano Sterpellone
Anche se i tumori esistono sin dai primordi dell'Umanità, i primi medicamenti veramente validi per combatterli hanno fatto la loro comparsa solo dopo gli anni Cinquanta. Ciò per il semplice fatto che sino a quell'epoca, non conoscendosene le cause (tranne in rarissimi casi), non era nemmeno possibile sapere in quale direzione orientare le ricerche per ottenere un farmaco dotato di una qualche efficacia.
Soltanto con il tumultuoso sviluppo delle conoscenze e l'avvento di nuove tecnologie verificatisi dopo il termine del secondo conflitto mondiale è stato possibile comprendere i reali meccanismi legati all'origine e allo sviluppo dei tumori, e intraprendere ricerche valide per realizzare una terapia efficace.
Uno dei primi veri progressi nel trattamento medico dei tumori, nel caso specifico riguardanti i globuli bianchi del sangue (leucemie), è nientemeno emerso proprio da un evento bellico verificatosi nella notte del 3 dicembre 1943, quando nel bombardamento tedesco del porto di Taranto (già occupata dagli Alleati) fu affondata una nave inglese carica di una sostanza ustionante, l'azoiprite o mostarda azotata", destinata alla guerra chimica nel Medio Oriente. Nell'affondamento perirono 83 marinai, e altri 617 rimasero feriti e ustionati. Di questi ultimi, un'alta percentuale presentava una preoccupante riduzione dei globuli bianchi.
Fu proprio questo reperto a far nascere nei ricercatori l'idea di usare l'azoiprite per ridurre il numero dei globuli bianchi, notoriamente aumentato in molte forme di leucemia. L'idea risultò vincente; e le speranze trovarono conferma nell'esperienza clinica. Ricerche più avanzate portarono negli anni successivi alla messa a punto di farmaci similari sempre più efficaci e meno tossici contro queste malattie: punta di diamante è stato di recente l'avvento del glivec, un farmaco "a bersaglio" (o "intelligente"), che ha reso finalmente possibile la cura dei pazienti di alcune forme di leucemia mieloide cronica (e di altre leucemie) per le quali non esisteva alcun trattamento, e che ha mostrato la sua efficacia anche nei tumori inoperabili o metastatizzati dello stomaco e dell'intestino.
Ma, si sa, la ricerca non si ferma mai e mette a punto di continuo nuove rivoluzionarie molecole sempre più efficaci, sicure e sopratutto "mirate" verso i meccanismi alla base di ogni singolo tipo di neoplasia. Così, un ulteriore passo in avanti nella terapia antitumorale è stato l'avvento di molecole che inibiscono specificamente l'effetto di alcuni ormoni responsabili diretti o indiretti di certe neoplasie: per esempio il tamoxifene, attivo contro il cancro della mammella, o, nell'uomo, contro quello della prostata e del testicolo.
Nello stesso tempo, con una sempre più affinata acquisizione dei meccanismi patogenetici dei tumori, e quindi con la prospettiva di "mirare direttamente al cuore della lesione, i ricercatori hanno messo a punto nuove molecole, i cui nomi sono ormai noti anche al grande pubblico: aminopterine, metotrexato, citossina, cisplatino, quest'ultimo particolarmente attivo nella terapia dei tumori polmonari.
Tra i farmaci antitumorali di più recente generazione emerge l'anastrozolo, specifico nei tumori della mammella, molto ben tollerato, oltreché efficace anche nel ridurre l'incidenza del cancro dell'endometrio uterino.
Va detto inoltre che, considerate la complessità della natura, della tipologia e quindi del trattamento dei singoli tipi di tumore, nonché la diversa sensibilità e risposta dei pazienti (anche in rapporto ai diversi stadi di evoluzione della lesione), non di rado contro queste patologie si ricorre alla combinazione di più farmaci (la cosiddetta"polichemioterapia"). Da sottolineare infine che, con la scoperta del ruolo verosimilmente decisivo svolto dai geni nella formazione dei tumori, nei laboratori di tutto il mondo si stanno alacremente studiando muove molecole in grado di bloccarne o di modificarne in varie direzioni l'evoluzione. Per esempio il gefitinib, si è mostrato recentemente altamente efficace in certe forme di carcinoma del polmone dette "a piccole cellule".
Per molte varietà di tumore, la "terapia genica" è quindi già una realtà, che ha aperto fondate speranze di curare nel prossimo futuro patologie che, pessimisticamente, molti considerano tuttora incurabili, proprio allo stesso modo con cui appena una cinquantina di anni fa, prima dell'esplosivo avvento degli antibiotici, venivano genericamente considerate le malattie infettive.



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