La familiarità mette a rischio la prostata

30 aprile 2010
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La familiarità mette a rischio la prostata



La probabilità di ammalarsi di tumore alla prostata aumenta in modo esponenziale a seconda della presenza in famiglia di parenti che hanno sofferto o soffrono di questa neoplasia maschile. Un ampio studio condotto in Svezia dall'équipe del professor Kari Hemminki, del German cancer research centre di Heidelberg, ha fornito finalmente una risposta inequivocabile alla domanda che la classe medica si pone da anni: quanto è davvero reale il rischio che un soggetto con parenti stretti malati di carcinoma prostatico vada incontro alla stessa neoplasia? Lo studio, il più ampio mai condotto in questo campo, ha coinvolto ben 26.651 pazienti con carcinoma prostatico, 5.623 dei quali provenienti da famiglie nelle quali questo tipo di tumore si era già manifestato. I dati emersi cancellano ogni dubbio: in soggetti di età inferiore ai 65 anni, la presenza in famiglia di tre fratelli affetti da tumore della prostata aumenta di ventitré volte la probabilità di ammalarsi rispetto al gruppo di controllo, composto da uomini senza familiarità per il carcinoma prostatico. Da questa percentuale, la più preoccupante, si passa al dato "più leggero", che riguarda soggetti di età compresa tra 65 e 74 anni con il padre affetto da tumore, nei quali la probabilità di ammalare di carcinoma prostatico aumenta "soltanto" del doppio rispetto al gruppo di controllo. Secondo gli autori questi risultati devono essere considerati con grande attenzione dalla classe medica, poiché dimostrano che la familiarità rappresenta un rischio concreto, scientificamente provato, di ammalarsi della stessa forma tumorale. In questi soggetti, l'attuazione di precoci programmi di screening è improcrastinabile per diagnosticare al più presto l'eventuale tumore.

Eur Urol. 2010 Feb 13. [Epub ahead of print]


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