Meno smog per ridurre le trombosi

07 luglio 2010
Interviste

Meno smog per ridurre le trombosi



di Marco Malagutti

Il nesso tra inquinamento atmosferico e incremento del rischio di trombosi è ormai sempre più chiaro e i ricercatori in Italia sono in prima fila nel dimostrarlo. Un congresso in corso di svolgimento a Milano, il 21esimo International Thrombosis Congress, è l'occasione per fare il punto sulla ricerca in questo campo. Dica33 ha chiesto a Pier Mannuccio Mannucci, professore ordinario di medicina interna all'Università di Milano e direttore della Clinica Medica presso la Fondazione Irccs Ospedale Maggiore di Milano, che presiede l'evento, di illustrare i principali sviluppi.

Professor Mannucci il legame tra inquinamento e trombosi è accertato?
Il rapporto è ormai definito con chiarezza, grazie a studi condotti in Italia, ma anche negli Stati Uniti, dove i risultati hanno sortito interventi significativi per ridurre lo smog. Il dato di rilievo è che, contrariamente all'opinione comune, le conseguenze più frequenti dell'inquinamento sulla salute sono a carico dell'apparato cardiovascolare e non di quello respiratorio. Mi riferisco a malattie come infarto, ictus e trombosi.

Qual è il meccanismo d'azione che conduce a questi rischi?
Le cosiddette polveri sottili, un insieme di inquinanti aerei e solidi, che provengono da processi di combustione, attivano in senso infiammatorio le cellule immunitarie presenti nelle vie aeree, in particolare i macrofagi alveolari. Queste cellule residenti nei bronchi e nei polmoni, contaminate dalle polveri, cominciano a produrre grandi quantità di citochine, che innescano una generale reazione infiammatoria, la quale può manifestarsi sotto forma di asma o allergia respiratoria, ma può anche dare origine a un evento trombotico, stimolando la coagulazione del sangue.

Le ultime ricerche presentate al congresso evidenziano un ruolo del Dna. Di che genere?
Le ricerche condotte presso l'ospedale Maggiore hanno evidenziato come nelle cellule di persone esposte all'inquinamento dell'aria si producano alterazioni del Dna. Si tratta di variazioni chimiche, che in qualche modo mettono a soqquadro il Dna. Sembrerebbe un fenomeno reversibile, ora si tratta di capire se a partire da questa conoscenza si possono sviluppare comportamenti predittivi.

Quali sono i soggetti più a rischio?
Sicuramente i soggetti più esposti, non a caso la nostra indagine è stata condotta su vigili urbani e operai di acciaieria. Poi i soggetti anziani, che sono i più fragili e i più a rischio di trombosi.

Quali interventi si devono predisporre?
L'inquinamento va ridotto. In paesi come gli Stati Uniti sono state prese iniziative concrete per ridurre i livelli di smog. Con ricadute anche sulla mortalità cardiovascolare. In Italia, invece, c'è ancora molto da fare. Probabilmente non c'è ancora la giusta sensibilità al problema, per cui esiste una legittima preoccupazione per i tumori, mentre quella per ictus e trombosi, che pure rappresentano una causa di mortalità superiore, è molto inferiore. Il risultato è che se da indagini europee di 15 anni fa Belgio e Italia erano le nazioni più inquinate, oggi la pianura Padana resta ancora un "buco nero", mentre la valle della Mosa, in Belgio, presenta una situazione molto migliorata. L'aspetto più importante è quello del traffico automobilistico. Nonostante pareri contrastanti, per l'80% è il traffico veicolare la causa dell'inquinamento e non il riscaldamento. Ogni intervento in questa direzione è ben accetto, comprese le targhe alterne o le domeniche senza traffico. Con il tempo poi i risultati arriveranno.


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