Terapia genica va a segno con talassemia

13 ottobre 2010
Interviste

Terapia genica va a segno con talassemia



Poche settimane fa la prestigiosa rivista scientifica Nature ha dato l'annuncio di un importante risultato clinico: per la prima volta un paziente affetto da beta-talassemia è stato curato con la terapia genica. Un risultato che lascia, però, ancora molti interrogativi, come ha spiegato, Alberto Auricchio, ricercatore del Dipartimento di pediatria dell'Università Federico II e dell'Istituto Tigem di Napoli.

Il paziente sottoposto a terapia genica fin dall'età di tre anni è stato costretto a trasfusioni mensili e cure per eliminare gli effetti collaterali del ferro in eccesso, ma dal 2007 la sua vita è radicalmente cambiata. Com'è possibile?
L'equipe internazionale, guidata da Philippe Leboulch dell'Università di Parigi XI e dell'Harvard Medical School di Boston, ha prelevato alcune cellule staminali dal midollo osseo del paziente e ha introdotto al loro interno il gene "sano" per la produzione di catene beta dell'emoglobina, utilizzando come vettore un virus modificato. Il paziente è stato sottoposto a un ciclo di chemioterapia, per uccidere il maggior numero possibile di cellule del suo midollo osseo, e infine gli sono state iniettate nuovamente le cellule staminali "corrette". Nel giro di un anno queste cellule - insieme a quelle difettose residue - hanno ricolonizzato il midollo osseo e hanno cominciato a produrre una quantità di emoglobina normale, non altissima ma sufficiente a evitare le trasfusioni.

Un nuovo punto a favore della terapia genica. Quali sono i dubbi che restano?
I risultati ottenuti sono molto incoraggianti, ma si basano su un solo caso, inoltre non si devono sottovalutare i rischi. Per veicolare il gene sano nelle cellule malate si usano virus modificati, capaci di integrare il loro materiale genetico nel Dna cellulare. Il punto di integrazione però è casuale. Nel caso specifico il virus si è inserito senza creare problemi, anzi, potenziando l'effetto terapeutico, ma è una fortunata possibilità.

Occorre quindi molta prudenza?
Vi sono stati casi in cui la terapia genica ha alterato le cellule, causandone una proliferazione incontrollata, provocando lo sviluppo di tumori. Anche questo paziente è tenuto sotto stretta osservazione perché le forme tumorali, benigne o maligne, potrebbero comparire a distanza di tempo. Per il momento, però, le cose sembrano funzionare bene.

Quindi le applicazioni cliniche della terapia genica richiederanno ancora tempo?
Bisogna ancora comprendere fino in fondo i meccanismi molecolari che determinano il punto in cui si inseriscono i vettori virali, per poi poterli gestire in modo controllato. Ma senza troppo enfatizzare, possiamo dire che la terapia genica è già in clinica sperimentale, come nel caso della terapia salva vita per il deficit dell'enzima adenosina deaminasi, oppure in alcuni ambiti come l'infettivologia - possiamo infatti istruire le cellule a resistere a certi virus - l'oncologia - si può potenziare il sistema immunitario contro le cellule tumorali -, il diabete, la cura dell'adrenoleucodistrofia - malattia che provoca la degenerazione del sistema nervoso - o di una forma ereditaria di cecità.


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