Cittadini pronti per i farmaci equivalenti

20 ottobre 2010
Interviste

Cittadini pronti per i farmaci equivalenti



Grazie agli equivalenti il Servizio sanitario risparmierà nel 2010 circa 145 milioni di euro, che vanno ad aggiungersi ai 208 recuperati nel 2009. Il merito è delle scadenze brevettuali che si sono registrate in questi due anni: alcuni farmaci "pesanti" per le casse del Ssn hanno perso l'esclusiva e sono entrati nel novero dei cosiddetti "genericabili", medicinali cioè che possono essere prodotti liberamente. Scatta così una concorrenza tra aziende produttrici che si riflette positivamente sui prezzi e aiuta il Servizio sanitario a risparmiare risorse, riutilizzabili in altre voci dell'assistenza.
È l'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ad aver calcolato l'entità del contributo offerto dagli equivalenti al bilancio della Sanità pubblica: in tutto fanno circa 900 milioni di euro in tre anni. Come si suol dire, tuttavia, c'è un "ma": il Ssn risparmia, non altrettanto fanno i cittadini. Secondo Assogenerici (l'associazione che riunisce i produttori di generici) nel 2009 gli italiani hanno pagato di tasca propria circa 400 milioni di euro per aver preferito il farmaco di "marca" all'equivalente generico. Come si spiega? Dica33 lo ha chiesto al presidente di Assogenerici, Giorgio Foresti.

Dottor Foresti, grazie agli equivalenti il Ssn risparmia e gli italiani no. Com'è possibile?
Semplice: su questo tipo di farmaci si applica la regola del prezzo più basso: il Servizio sanitario rimborsa interamente solo il farmaco più economico, chi ne vuole un altro deve pagare di tasca propria la differenza. In sostanza, ci sono italiani che continuano a scegliere il farmaco di marca anche quando il prezzo è superiore al rimborsato.

Qual è la ragione? I cittadini non si fidano degli equivalenti?
Io credo che gli italiani siano culturalmente preparati al generico. Il problema è che fanno fatica a capire perché il medico di fiducia prescrive un medicinale e poi il farmacista lo sostituisce o chiede loro di pagare la differenza.

Insomma, più "cattivi" i medici dei loro pazienti?
Credo che i cittadini siano più "pronti" al generico dei loro stessi medici. È una realtà con la quale i prescrittori dovrebbero confrontarsi al più presto.

Quindi sugli equivalenti non è necessario fare maggiore informazione al pubblico...
Al contrario, stiamo lavorando a una campagna rivolta agli italiani proprio per fare in modo che siano loro i veri protagonisti della crescita dei generici in questo paese. Dovremmo partire per l'inizio del prossimo anno, in concomitanza con la campagna dell'Aifa sul corretto uso dei medicinali.


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