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Domanda di: Mente e cervello

24/02/2007 16:41:09

Paura di perdere gli affetti

Salve Dottore,le scrivo perchè è da un anno a questa parte che mi rendo conto di esser diventata morbosamente attaccata alla mia famiglia. Le faccio un esempio facendole capire come mi comporto in situazioni analoghe; questo ultimo capodanno per esempio, piuttosto che festeggiare, stavo in ansia per l' attesa che i miei mi facessero uno squillo sul cellulare per farmi capire che erano arrivati a casa...Questo discorso vale per tutte le volte in cui escono un sabato sera, oppure quando fanno gite anche solo di un giorno con l'autobus...Alle volte, quando non riesco ad addormentarmi scoppio in lacrime perchè mi sento male al solo pensiero che prima o poi i miei verranno chiamati da Dio ed io mi sento terribilmente sola e disperata...Quest'anno mi sposo ed al solo pensiero di distaccarmi da loro mi rende depressa...perchè mi accade qusto? Cosa mi succede? La stessa cosa capita anche a mio fratello (per quello che mi ha fatto capire) purtroppo lui è molto chiuso ed i nostri rapporti sono molto limitati ma nonostante tutto lui dice sempre che vorrebbe che morissimo tutti insieme così nessuno soffre per l'altro!! Sy

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Risposte:


Risposta del27/02/2007

Una delle competenza psichiche che caratterizzano la maturità è la capacità di "staccarsi" dalle persone o luoghi dell'infanzia. Staccarsi non significa abbandonare e tanto meno ignorare. Significa semplicemente che ad un certo momento si diventa consapevoli che il processo di vita è proprio un continuo rinnovare le relazioni affettive in funzione di nuovi progetti. Amare i genitori è una cosa molto bella,ma il senso della vita è superare l'originaria simbiosi per poter costruire a nostra volta una famiglia, o comunque una nostra identità. Anche dal punto di vista del genitore la capacitàù del figlio di staccarsi rappresenta un successo: infatti vuol dire che il genitore è stato capace di dare, attraverso l'educazione e l'affetto, forza e sicurezza. Quindi il figlio che si stacca dalla famiglia per proseguire la propria vita è la testimonianza che la relazione con i genitori è stata molto buona. A volte, invece, si fa fatica, come capita a lei. Come se staccarsi dai genitori volesse dire fare loro del male, e farlo anche a sè stessi. E' una cosa irragionevole ma emotivamente ha il suo perchè: lei inconsciamente non è ancora riuscita a elaborare dentro di sè la certezza che anche staccandosi si possa comunque continuare a dare e ricevere amore. E' una forma di controllo: se ti vedo, se ti sono vicino, tengo tutto sotto controllo e non accadrà nulla di male. Chiaramente è un'illusione. Per superare pienamente questo disagio bisognerebbe fare una vera psicoterapia. Ma anche senza arrivare a questo, provi semplicemente a sentire dentro di sè l'amore, a sentire che anche nella lontananza potete idealmente restare in un contatto affettivo che protegge e sostiene. Mi pare di capire che lei sia religiosa: provi a pensare al significato dell' eucarestia. Non è forse questo? Imparare a tenere dentro di sè qualcosa di buono e prezioso che sorreggerà anche quando ognuno sarà andato per la sua strada? Si aiuti magari scrivedno le sue sensazioni: su un quaderno annoti i suoi sentimenti, ma in modo da sottolineare la PRESENZA degli affetti, non l'assenza delle persone.
E si ricordi che se i figli non fossero stati capaci di staccarsi dai genitori, il genere umano non esisterebbe da un pezzo!

Dott.ssa M.Adelaide Baldo
Specialista attività privata
Specialista in Psicologia
BRESCIA (BS)


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