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Domanda di: Mente e cervello

09/06/2007 01:10:23

Un'opinione....

Questa è la prima volta che mi trovo a parlare con uno specialista ma sono convinta che le mie parole fossero ormai da un pò di tempo sul punto di uscire.
All'eta di 14 anni ho visto mio padre ammalarsi di un male che da un giorno all'altro lo ha cambiato in modo irreversibile:nel 1997 è stato colpito dal primo di una serie di ictus che hanno continuato a perseguitarlo fino al 2001.
Oggi quell'uomo forte, spregiudicato e intelligentissimo, un tempo il mio orgoglio e solidità, è ancora in fervore ma purtoppo invecchiato, debilitato, lontano da quello che era e bisognoso di cure e atenzioni.
Da quando ho 16 anni sono io a convivere con lui e con le sue problematiche poichè mia madre è andata via di casa, più precisamente in un'altra regione prima e a 60km da me oggi.
Eravamo una famiglia molto benestante e improvvisamente è cambiato tutto: il tenore di vita, le abitudini di tutti i giorni; abbiamo imballato tutti i nostri mobili che ormai da 10 anni stagionano in un deposito.
Nel frattempo mi sono laureata, ho avuto due storie abbastanza lunghe, l'ultima chiusa da circa 8mesi, e vivo ancora con mio padre.
Ho 25 anni, una ragazza apparentemente serena, controllata, posso dire anche corteggiata ma non riesco a spiegarmi perchè ogni qualvolta mi trovi a relazionarmi con qualcuno, specialmente nelle relazioni amichevoli, sento crescere in me una grande ansia, una difficolta a rimanere emotivamente ferma, un bisogno irrefrenabile di fuggire.
Col passare del tempo ho provato più volte ad affrontarmi in questo campo ma ci sono ancora cose che non sono riuscita a risolvere o ancora meglio a nascondere agli altri: la mia colite nervosa è come una bandierina che sventola tutte la volte che si potrebbero fare cose belle e divertenti; ho preso una patente che avrò usato sì e no due volte!!
Come ogni persona che si rivolge a qualcuno di competenza per avere un'opinione a riguardo le chiedo: qual'è il percorso giusto per tornare ad essere diretta con tutti quelli che mi circondano?Come posso ritrovare la forza che avevo a 15anni?Si può riuscire a dominare l'ansia, o per meglio dire la paura di, che sento crescere dentro?
La ringrazio per l'attenzione e mi scuso per la mancanza di sintesi ma non avrei saputo raccontarmi differentemente!
A.


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Risposte:


Risposta del13/06/2007

Sembra abbastanza evidente che tutti i sintomi e le paure derivano da un conflitto interno:in una situazione familiare come quella che descrive lei si sente "colpevole" ogni volta che le si prospetta una vita o anche solo una esperienza temporanea di autonomia. Lei ha inconsciamente la sensazione di abbandonare suo padre e di ripetere l'abbandono inflitto dalla madre. Non mi pare che ci sia una "patologia" nel sesno stretto del termine, ma sicuramente lei ha bisogno di riorganizzare dentro di sè le emozioni e, soprattutto, il significato emotivo connesso con i ruoli di figlia, madre, compagna. Un percorso psicoterapeutico analitico la portarebbe sicuramente a risolvere questo nodo conflittuale. Però è anche possibile che , almeno inizialmente, farmaci specifici per gli attacchi di Ansia siano utili. Le auguro di trovare al più presto la strada per ritrovare la serenità interiore.

Dott.ssa M.Adelaide Baldo
Specialista attività privata
Specialista in Psicologia
BRESCIA (BS)


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