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Cancro e lavoro: alla guarigione clinica deve corrispondere quella sociale

Cancro e lavoro: alla guarigione clinica deve corrispondere quella sociale"L'inclusione dei malati di cancro nel mondo produttivo: utopia o realtà?", è il titolo dell'incontro-dibattito svoltosi alla Camera dei deputati ieri, mercoledì 14 dicembre e organizzato dalla Federazione italiana delle associazioni volontariato in oncologia (Favo) insieme all'Intergruppo parlamentare delle malattie rare.

«Il cancro non è una malattia solo dell'età avanzata e i dati italiani parlano di circa un milione di persone con diagnosi di tumore in età lavorativa» spiega Elisabetta Iannelli, Segretario generale Favo, che poi aggiunge: «Di fronte a questi dati è chiaro che l'inclusione lavorativa dei malati oncologici eÌ un investimento sociale ed economicamente produttivo, un valore anche in termini di professionalità che va tutelato».

E come è stato sottolineato nel corso della giornata, i malati di cancro non hanno solo bisogno di farmaci, ma anche di una serie di tutele che non li facciano sentire cittadini "diversi", ma persone ben inserite anche nella vita sociale e professionale. «Spesso non ci si pensa, ma esiste anche una tossicità finanziaria del cancro, che pone i malati oncologici a rischio povertà» afferma Francesco De Lorenzo, presidente Favo, ricordando i dati di un'indagine Censis del 2012: il 78 per cento dei malati oncologici ha subito un cambiamento professionale dopo la diagnosi a causa di assenze forzate e in alcuni casi della necessità di lasciare l'impiego. «Eppure i malati oncologici vogliono mantenere l'impiego e sentirsi parte attiva della società» continua De Lorenzo.

Per venire incontro alle molte esigenze dei lavoratori che convivono con una diagnosi di tumore, Giuseppe La Torre dell'Università di Roma Sapienza, chiama in causa il "disability manager" una figura professionale nata nei paesi anglosassoni che lavora con l'obiettivo di ridurre l'impatto sui luoghi di lavoro della disabilitaÌ, intesa nel senso più ampio del termine.

«In questi anni abbiamo assistito a vere e proprie rivoluzioni in campo medico per quanto riguarda la cura del cancro e le istituzioni devono necessariamente tenere il passo di questi progressi scientifici» spiega Paolo Marchetti, dell'Azienda Ospedaliera Sant'Andrea di Roma, auspicando la creazione di nuovi strumenti di inclusione socio-lavorativa necessari per permettere a chi ha lottato contro il cancro di continuare a essere un cittadino come gli altri.


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