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Domanda di: Mente e cervello

24/06/2006 12:11:56

Influenza

Buongiorno Dottore, le scrivo per un consiglio su come affrontare una situazione abbastanza delicata. il mio ragazzo da circa un anno dopo la perdita del padre si è ritrovato catapultato (nel senso letterale del termine) in una serie di guai di tutti i tipi: problemi economici che ha egregiamente affrontato e risolto e problemi di tipo "affettivo", provo a definirli così. da sempre (da quando lui ricorda) ha dovuto affrontare varie crisi depressive più o meno gravi della madre, verso la quale nutre un lodevole senso di protezione. caratterialmente lui è una persona con una grande forza di volontà, una persona coraggiosa che riesce ad affrontare tutto... unica pecca, un carattere estremamente sensibile, sensibilità che lo rende vulnerabile negli affetti. dopo la perdita del padre (improvvisa e prematura) ha iniziato ad aver paura che gli possa venire qualche brutta malattia, da lì, una serie di controlli medici che fa ogni qual volta si trova in un momento di sconforto. ha iniziato a farsi convincere che la sua tristezza si ail frutto di una Depressione (io invece sono convinta che dopo una perdita così sia normale essere tristi) attualmente si sente come se non avesse (e non lo ha) un punto di riferimento, una persona "grande", una guida che lo possa aiutare. un mese fa la madre lo ha convinto ad andare con lei dal suo nuovo psichiatra alla quale sono convinta che hanno raccontato la storia in maniera poco obiettiva (del resto è normale) omettendo di dire che lui si trova quotidianamente ad affrontare le insicurezze della madre, telefonate continue quando è fuori casa, la sua paura che un giorno lui se ne andrà di casa, la paura che io glielo voglio portar via... tutto questo gli impedisce di vivere tranquillo le cose belle che la vita gli offre (parole di lui), ma questo alla psichiatra non è stato detto. la psichiatra gli ah detto di iniziare a prendere il denibam... io mi oppongo perchè so che la sua insicurezza nasce da un ambiente familiare poco confortevole, dal fatto che la madre lo incita ad assumere il denibam e ad andare dallo psichiatra dicendo che lui ha i suoi stessi problemi e che così ora lui è in grado di capirla. come posso comportarmi? sbaglio? sono convinta di cio perchè in un periodo breve in cui la madre si è trovata a vivere in piena serenità, lui ha perso tutte le sue paure e tristezze diventando un ragazzo solare e allegro e sicuro di se, per poi perderle con il ritorno alla tristezza della madre. spero di essere stata abbastanza chiara, non è facile per me raccontare in maniera chiara una situazione del genere.

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Risposte:


Risposta del27/06/2006

capisco la sua diffcoltà. la priam cosa logica da fare sarebbe che se il suo ragazzo ne sente il bisogno andasse da una altro psichiatra, non lo stesso della madre, che possa valutare la situazione in modo più obiettivo. credo che il suo ragazzo abbia bisogno di lavorare un po' sulla relazione con la mamma e forse un percorso psicoterapico potrebbe essere utile.
il fatto di prendere eventualemente farmaci dipende dal grado di sofferenza che si raggionge, al di là che se ne conoscano le cause (lutto, rapporto con la mamma etc.), se la sofferenza è troppo grande e troppo invalidante ha senso considerare la terapia farmacologica.

Dott. Gaspare Palmieri
Casa di cura convenzionata
Specialista attività privata
Specialista in Psichiatria
MODENA (MO)


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