Influenza, tutto quello che c'è da sapere

14 gennaio 2011
Focus

Influenza, tutto quello che c'è da sapere



di Simona Zazzetta

La remissione spontanea dell'infezione, non toglie che si possa fare uso dei cosiddetti farmaci antinfluenzali, che non combattono il virus, ma i sintomi riducendone intensità e durata. Febbre e dolori articolari, muscolari e cefalea si possono controllare con farmaci antipiretici, analgesici e antinfiammatori, in genere antinfiammatori non steroidei (Fans), alcuni dei quali sono disponibili anche come farmaci equivalenti, meno costosi e ugualmente efficaci. In ogni caso il consiglio del proprio medico di famiglia è importante, per esempio se si soffre di cuore o se si è già in terapia con acido acetilsalicilico. L'approccio cambia leggermente se il paziente è pediatrico, in questo caso il pediatra va sentito inizialmente per telefono, per descrivere i sintomi. Se sono riconducibili a un'influenza o alla sindrome influenzale i farmaci da somministrare sono sempre Fans ma non tutti, alcuni sono proprio da evitare, e soprattutto nei dosaggi stabiliti in base al peso del bambino. Il trattamento sintomatico e il riposo per uno o due giorni dopo la scomparsa della febbre sono sufficienti per risolvere l'infezione.

La remissione spontanea dell'infezione, non toglie che si possa fare uso dei cosiddetti farmaci antinfluenzali, che non combattono il virus, ma i sintomi riducendone intensità e durata. Febbre e dolori articolari, muscolari e cefalea si possono controllare con farmaci antipiretici, analgesici e antinfiammatori, in genere antinfiammatori non steroidei (Fans), alcuni dei quali sono disponibili anche come farmaci equivalenti, meno costosi e ugualmente efficaci. In ogni caso il consiglio del proprio medico di famiglia è importante, per esempio se si soffre di cuore o se si è già in terapia con acido acetilsalicilico (la cosiddetta aspirinetta). L'approccio cambia leggermente se il paziente è pediatrico, in questo caso il pediatra va sentito inizialmente per telefono, per descrivere i sintomi. Se sono riconducibili a un'influenza o alla sindrome influenzale i farmaci da somministrare sono sempre Fans ma non tutti, alcuni sono proprio da evitare, e soprattutto nei dosaggi stabiliti in base al peso del bambino. Il trattamento sintomatico e il riposo per uno o due giorni dopo la scomparsa della febbre sono sufficienti per risolvere l'infezione.

La prescrizione di farmaci più specifici, come antibiotici e antivirali, va affidata al medico che deciderà quando la terapia sintomatica non è sufficiente. Gli antivirali di recente generazione, di cui spesso si parla in occasioni di epidemie influenzali sono efficaci sui virus A o B e prescritti in situazioni particolari: «La prescrizione di questi farmaci è rivolta a persone con un quadro clinico grave che ne compromette lo stato di salute generale, per esempio con febbre molto alta; nei pazienti anziani e nei pazienti con patologie croniche respiratorio, cardiache e metaboliche» spiega Aurelio Sessa, presidente della Società italiana di medicina generale (Simg) Lombardia. E con una condizione importante: il farmaco va dato entro 48 ore dall'esordio dell'influenza, prima viene somministratoemaggiore è la sua efficacia. L'invito a usare con cautela e appropriatezza gli antibiotici si basa invece su due principi fondamentali, il primo è che sono farmaci che agiscono contro i batteri e non hanno effetti sulla natura virale dell'influenza e delle sindromi influenzali. A meno che il medico non ne consideri l'utilità, per esempio, riscontrando una complicanza batterica, come un'otite o una bronchite. Il secondo motivo è che gli antibiotici sono farmaci che rischiano di creare forme di resistenza nei batteri e di perdere efficacia. E il fenomeno è favorito e alimentato da un uso eccessivo e inappropriato. Il modo più efficace e sicuro, per la persona e per la comunità, per prevenire la malattia e le sue complicanze resta ancora la vaccinazione antinfluenzale, gratuita per le categorie a rischio e disponibile presso le Aziende sanitarie locali, l'ambulatorio del proprio medico di base e del pediatra di scelta. La vaccinazione è iniziata a ottobre, ma l'Istituto superiore di sanità fa sapere che a gennaio e febbraio è ancora possibile e utile farla.


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