Pareri discordi sui rischi da aspartame

01 febbraio 2011
Focus

Pareri discordi sui rischi da aspartame





di Marco Malagutti

L'aspartame, dolcificante artificiale utilizzato in migliaia di prodotti dietetici, è al centro del dibattito da anni. Tutto è cominciato nel 2006, quando uno studio condotto su ratti dall'equipe di ricercatori del Centro di ricerca sul cancro della Fondazione europea di oncologia e scienze ambientali "B. Ramazzini" di Bologna, ha evidenziato una potenziale cancerogenicità della sostanza. Dopo questo primo studio le risposte istituzionali sono arrivate e sia l'Agenzia europea per la sicurezza alimentare (Efsa), sia il National Cancer Institute hanno dichiarato all'unisono che l'aspartame non aumenta il rischio di tumori. Ma i ricercatori bolognesi non si sono persi d'animo e già allora annunciarono nuovi studi per trovare ulteriori elementi. «La nostra opinione è diversa da quella dell'Efsa» dichiarò l'allora direttore della Fondazione Morando Soffritti «il nostro è il primo studio da 30 anni condotto da un'organizzazione indipendente, con l'obiettivo di dimostrare se questa sostanza causa il cancro oppure no: a questo servono gli studi condotti sugli animali. E la conclusione, sulla base dei dati, è che ad alte dosi l'aspartame ha effetto cancerogeno". E proprio in questi giorni l'Istituto Ramazzini di Bologna ha ribadito la tesi di una possibile cancerogenicità dell'aspartame. Il dolcificante artificiale è diventato, così, oggetto di un'interrogazione parlamentare presentata alla Commissione europea. La palla è così ritornata all'Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) che dovrà occuparsi di valutarne la sicurezza, dopo che si era già espressa a favore dell'aspartame con due pareri, nel 2006 e nel 2009.

«Il risultato dello studio» spiega il professor Paolo Stacchini, responsabile del reparto sicurezza chimica nelle filiere alimentari dell'Istituto superiore di sanità (Iss) «non è una novità in assoluto. Non troppo tempo fa diverse ricerche, sempre dell'Istituto Ramazzini, condotte su animali in laboratorio, avevano rilevato evidenze di cancerogenicità in alcuni casi». Dal canto suo Federchimica (Federazione nazionale dell'industria chimica), ribadisce la sicurezza dell'aspartame. La presa di posizione avviene alla vigilia della riunione del gruppo scientifico (Ans) dell'Efsa, che, da oggi a giovedì, «valuterà per vedere cosa fare e se ci sono requisiti dal punto di vista scientifico» due studi: uno danese e quello dell'Istituto bolognese. Una prima valutazione formale, che non porterà a breve ad alcun parere scientifico dell'Authority, che potrebbe anche cassare i due studi, dopo questa valutazione. Tuttavia, a giudizio dell'industria chimica e dell'Associazione internazionale edulcoranti (Isa), lo studio dell'Istituto Ramazzini ha «conclusioni non credibili». In particolare, secondo Federchimica, «le dosi somministrate ai topi, che hanno condotto alle allarmistiche conclusioni dello studio, sono estremamente elevate e non possono corrispondere ai livelli di esposizione raggiungibili con l'alimentazione: una donna del peso di 60 kg dovrebbe consumare su base giornaliera per tutta la vita l'equivalente di 10.000 gomme da masticare dolcificate con aspartame, 40 litri di bevande dietetiche, 200 dolci ipocalorici contenenti latte, 300 edulcoranti da tavola tutti contenenti aspartame, per raggiungere i livello di esposizione testati in questo studio. Tale livello di assunzione è equivalente a 50 volte la dose giornaliera accettabile (Dga)». E «in presenza di tali evidenze» secondo l'industria chimica «sembra irresponsabile allarmare i consumatori che assumono aspartame come utile contributo a una dieta sana, con apporto calorico controllato, per prevenire malattie importanti causate dal sovrappeso e dall'obesità».


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