In Italia la salute perde i colpi

09 marzo 2011
Focus

In Italia la salute perde i colpi





Non propriamente virtuoso, il quadro della popolazione italiana che emerge dall'ottava edizione del rapporto Osservasalute, presentato nei giorni scorsi presso l'università Cattolica, a Roma: cattive abitudini a tavola e nella vita, erodono la salute degli italiani che continuano ad aumentare di peso, in una cittadinanza sempre più anziana.

È stato, infatti, rilevato un peggioramento delle abitudini alimentari, della sedentarietà, del vizio del fumo, e dei consumi di alcol soprattutto tra i giovani. La dieta mediterranea non è seguita quanto dovrebbe e nel 2008 solo il 5,7% delle persone (poco più di cinque su 100) mangia le cinque porzioni raccomandate al dì, con un +0,1% rispetto al 2007. Si riscontra la diminuzione nei consumi di alcune fonti di grassi (salumi e formaggi), ma anche del consumo di latte e patate. Troppo esiguo, inoltre, il consumo di cereali (pane, pasta e riso), ed è in aumento il numero delle persone che consumano dolci in quantità moderata, mentre risulta fortemente crescente il consumo di snack salati. Si osserva anche l'aumento del consumo di bevande gassate, e di alcolici fuori pasto e alcolici diversi da birra e vino da prte delle ragazze tra 18 e 24 anni. In particolare, dal rapporto emerge che sono soprattutto le donne ad aver perso la rotta di una vita all'insegna della salute, al punto che l'aspettativa di vita, per loro non cresce più: negli ultimi cinque anni è aumentata di appena tre mesi, mentre quella degli uomini è cresciuta di sette mesi. Le donne, secondo il dossier, emulano le cattive abitudini che un tempo erano prerogativa degli uomini come alcol e fumo. Sono aumentate le donne tra i 19 e i 64 anni con consumi di alcol a rischio: erano l'1,6% nel 2006, sono arrivate al 4,9% nel 2008. L'universo femminile è anche più restio a smettere di fumare, dopo le recenti leggi sul fumo, tra gli ex fumatori i maschi sono il 39% e solo il 16% è donna. Le donne italiane non conducono una vita salutare e neanche pensano alla prevenzione visto che la percentuale di adesione allo screening mammografico è ancora bassa, solo il 62%.

Forse questo quadro è coerente con i dati sul peso degli italiani il 45,4% della popolazione vive tra il sovrappeso e l'obesità, quasi uno su due. Non si salvano nemmeno i bambini: il 34% è in eccesso di peso. Si direbbe che il sovrappeso stia diventando una delle principali caratteristiche della popolazione, un po' come lo è da sempre per la popolazione americana, abituata da tempo a ben altre abitudini alimentari. Rispetto alle edizioni precedenti dell'Osservasalute, quella attuale ha rilevato un aumento delle persone in sovrappeso omogeneo in tutto il territorio. Nel 2001, era in sovrappeso il 33,9% degli italiani, nel 2008 questa percentuale è arrivata al 35,5%. Gli obesi, dieci anni fa erano l'8,5% e nel 2008 sono diventati il 9,9%, praticamente 10 persone su 100. La consapevolezza di assumere uno stile di vita corretto, forse, si sta facendo strada e rispetto ad un anno fa è aumentata la quota di persone che pratica uno sport, dal 20,6% al 21,6% ma il Sud è sempre in coda alla classifica. A completare il quadro salutistico, viene segnalato un aumento del consumo di farmaci antipsicotici e di antidepressivi. I primi avevano vissuto un calo costante tra il 2002 e il 2008; l'incremento registrato nel 2009 può essere parzialmente giustificato dall'utilizzo degli antipsicotici atipici per i disturbi comportamentali nei pazienti anziani affetti da demenza. Dal 2005 al 2007, poi, è aumentato a livello nazionale il consumo di antidepressivi, che stando a quanto si legge nel rapporto, può essere spiegato con i cambiamenti culturali che stanno interessando il Paese: patologie come ansia e depressione «sono meno stigmatizzate dalla popolazione e poi questi farmaci sono usati anche per patologie non strettamente psichiatriche, come la terapia del dolore».


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