Mai più senza latte

22 giugno 2009
Focus

Mai più senza latte



C'è grande attesa per le linee guida sull'allergia alle proteine del latte, in via di definizione su mandato della World Allergy Organization (WAO). Se ne è parlato a Milano in una conferenza stampa alla quale hanno partecipato il professor Giorgio Walter Canonica, attuale presidente WAO e Alessandro Fiocchi, direttore della UO di pediatria del PO Macedonio Melloni di Milano, nonché chairman della commissione speciale per le allergie alimentari della WAO. Le linee guida saranno pronte il prossimo anno, e saranno presentate proprio a Milano in occasione del V Meeting di Allergologia pediatrica, che si terrà a febbraio 2010.

Le allergie alimentari in genere, e quella alle proteine del latte in particolare, non sono di facile diagnosi e ancor meno di semplice gestione. Si pensi all'allergia al latte, unico alimento del neonato, e alle difficoltà che comporta doverlo sostituire con un analogo che sia altrettanto nutriente, tollerato dal lattante, facilmente reperibile, con un prezzo accessibile e magari un buon sapore. Non esiste una ricetta valida per tutti, sia perché non sono tutti uguali i bimbi allergici, sia perché ciascuna nazione, per ragioni economiche e culturali, si attrezza con i sostituti che meglio riesce a reperire. Così negli Stati Uniti la prima opzione è il latte di soia in polvere, in Arabia il latte di cammella, in Europa si preferiscono gli idrolisati di latte, in Italia l'idrolisato di riso. Gli idrolisati sono latti artificiali in cui le proteine sono state preventivamente idrolizzate (come predigerite) e ridotte in piccoli frammenti che sono meno allergenici. Questo procedimento aumenta il prezzo del prodotto e non garantisce che l'alimento sostitutivo sia sempre tollerato. Pensando anche ai paesi a basso reddito, è chiaro che uno dei compiti delle prossime linee guida sarà quello di illustrare le proprietà dei vari latti artificiali, indicando un percorso terapeutico che porti nel più breve tempo possibile a individuare il sostituto più adatto al piccolo paziente. Parallelamente la WAO seguendo le raccomandazioni dell'OMS (organizzazione Mondiale della Sanità) si adopererà per facilitare una maggiore accessibilità economica di questi latti.

L'altro punto cruciale che rende necessaria la condivisione, attraverso le linee guida, di percorsi comuni è quello della diagnosi. Attualmente si stima che l'1-3% dei neonati svilupperà un'allergia alle proteine del latte e già questo intervallo rende l'idea di come ci siano aree di sotto e sovra-diagnosi. Molti di questi bambini tra i 6 mesi e i 2 anni d'età superano spontaneamente l'allergia alla proteine del latte, altri impiegano qualche anno in più, alcuni non la superano mai. Ciò significa che anche nell'adulto, quando il latte non rappresenta più un alimento fondamentale, occorre comunque prestare attenzione per evitare quei cibi pronti che già lo contengono, pena la comparsa di disturbi fastidiosi. L'allergia alle proteine del latte si manifesta con sintomi gastrointestinali, più o meno marcati, oppure con dermatite atopica; in entrambi i casi la sintomatologia non è specifica però deve indurre il medico a includere una possibile allergia alimentare nella diagnosi differenziale. Escluse quindi altre patologie con sintomi analoghi, i test attualmente più indicati per confermare l'allergia sono: il prick test (il classico test cutaneo), seguito dal dosaggio nel sangue delle IgE (anticorpi) specifiche e, da ultimo, il test di esposizione (o da carico) che va eseguito in regime di ricovero ospedaliero. Utilizzati in sequenza e accompagnati da una corretta e completa anamnesi del piccolo, questi test porteranno con sufficiente approssimazione a escludere o confermare l'allergia sospettata. In attesa che le linee guida in arrivo, sgomberato il campo dai tanti altri test impiegati un po' ovunque nel mondo e privi di qualunque validità, possano magari proporre percorsi alternativi gestibili anche nelle realtà più disagiate.

Elisabetta Lucchesini

Conferenza stampa Milano, 25 maggio 2009


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