Sesso a rischio, consigli per vacanze sicure

22 giugno 2011
Interviste

Sesso a rischio, consigli per vacanze sicure



microbi rapporti sessuali a rischio malattie sessualmente trasmissibili


Finiti gli esami, è tempo di vacanze estive con la possibilità di fare nuovi incontri, di intrecciare relazioni e di avere rapporti sessuali. Per non avere brutte sorprese al ritorno a casa gli esperti richiamano i giovani a una maggiore responsabilità a proteggersi, non solo da gravidanze indesiderate ma anche da malattie sessualmente trasmissibili, purtroppo sempre in aumento, come spiega il professor Nicola Surico, presidente della Società italiana di ostetricia e ginecologia (Sigo), intervistato da Dica33.

L'estate è considerata dai ginecologi un periodo più a rischio, perché?
Da alcuni anni c'è stato un aumento delle malattie sessualmente trasmesse soprattutto nella fasce di età 15-25 anni, ma è stato osservato un ulteriore incremento del 7-8% del numero di diagnosi nel mese di settembre, al rientro dalle vacanze. L'impennata è attribuibile al fatto che durante questo periodo aumentano le probabilità di avere rapporti sessuali con persone sconosciute o di cui si sa molto poco e spesso senza usare un'adeguata protezione, confidando sul fatto che tanto si tratta di un episodio isolato. È quindi molto più probabile che si contraggano infezioni. Inoltre, non va dimenticato l'effetto del turismo sessuale che approfitta della prostituzione, molto spesso minorile, contribuendo alla diffusione delle malattie sessuali.

Quali sono le infezioni più frequenti?
Tra le più frequenti, soprattutto nelle donne, resta ancora quella da Papillomavirus (Hpv), a cui si aggiunge ora anche la clamidia, che secondo i dati dell'European centre for disease prevention and control, è diventata la più diffusa a livello europeo. C'è, inoltre, un ritorno dell'herpes genitale, ma anche della sifilide e della gonorrea queste ultime legate soprattutto ai flussi migratori. Inoltre, resta ancora molto probabile la possibilità di contrarre l'Hiv dal momento che c'è ancora un 30% dei sieropositivi che non sa di esserlo e quindi continua a infettare partner senza esserne consapevole.

Avere un'infezione significa contagiare altri partner, ma ci conseguenze anche per la propria salute?
Certo. Per alcune infezioni le conseguenze sono ormai ben note. L'infezione da Hpv, per esempio, è ormai nota per essere la causa più frequente di displasie e tumori della cervice uterina. Ma altre infezioni, come la clamidia, rappresentano per le donne un rischio elevato di andare incontro, anche a distanza di tempo, a infertilità. È una malattia provocata da un batterio che, per altro, colpisce per lo più le donne e che tende a risalire le vie urogenitali dove può provocare uretriti ma anche salpingiti e infezioni delle tube fino a portare a sterilità.

Come si possono prevenire le infezioni?
Innanzitutto, durante un rapporto sessuale bisogna usare una protezione di barriera meccanica, che oltre alle infezioni, evita anche gravidanze indesiderate. Il consiglio è anche quello di evitare rapporti con persone sconosciute, come possono essere, per esempio, prostitute. Non va dimenticato che, oltre al profilattico usato dai maschi, esiste anche un preservativo femminile che serve da protezione per la donna quando il partner non è protetto. Ma soprattutto, serve una maggiore educazione soprattutto nei giovani a una sessualità più responsabile, aspetto su cui la Sigo è molto attenta e impegnata in campagne di informazione rivolte alle fasce di età più a rischio.

E per sapere se si è stati infettati?
Spesso, queste infezioni sono asintomatiche, quindi, se durante le vacanze si è consapevoli di aver avuto rapporti a rischio o non protetti, al rientro è consigliabile fare dei controlli e una visita specialistica. La clamidia, per esempio è una patologia subdola, difficile da diagnosticare con la sola visita ginecologica. Può provocare perdite vaginali, ma serve un'indagine batteriologica specifica e anche esame del sangue per verificare la presenza di anticorpi. Una volta stabilita la diagnosi si può curare con una terapia di antibiotici.

Simona Zazzetta


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