La camminata veloce è benefica dopo ictus

15 marzo 2013
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La camminata veloce è benefica dopo ictus



camminare, ictus, paura, qualità della vità, motricità, riabilitazione


Tra i pazienti sopravvissuti a ictus la camminata veloce e regolare migliora mobilità, forma fisica e qualità della vita. Queste le conclusioni di uno studio pubblicato sulla rivista dell'American heart association. In generale, dopo un ictus, la mancanza di energie e la paura di cadere fanno sì che molti pazienti limitino la propria vita sociale. Alcuni studi avevano precedentemente dimostrato che un'attività fisica non troppo pesante, come camminare su un tapis roulant o pedalare su una cyclette, migliora la forza degli arti inferiori, la capacità aerobica e le abilità funzionali dei soggetti sopravvissuti a ictus. Tuttavia, nessuno studio aveva finora valutato gli effetti di una semplice camminata sulla qualità della vita di questi pazienti. Questo hanno fatto i ricercatori giamaicani. «Abbiamo selezionato 128 pazienti, 70 donne e 58 uomini, di età superiore ai 40 anni. I soggetti avevano subito un ictus ischemico o emorragico tra i 6 mesi e i 2 anni precedenti il reclutamento, ma tutti erano in grado di camminare autonomamente, da soli o con un bastone» spiega Carron Gordon, primo autore della ricerca. «Un gruppo di pazienti ha praticato la camminata veloce all'aperto per 30 minuti 3 volte la settimana per un periodo di 3 mesi; il secondo gruppo, invece, ha ricevuto massaggi terapeutici 3 volte la settimana, senza però seguire nessun programma specifico di esercizio fisico» continua Gordon. All'inizio e alla fine dello studio sono stati valutati la qualità della vita correlata allo stato di salute, secondo un questionario a punteggio, la forza delle gambe, espressa come indice di motricità, e la resistenza, determinata dopo 6 minuti di camminata; inoltre, battito cardiaco e pressione arteriosa venivano misurati prima e dopo ciascuna sessione di esercizio. Confrontato con il gruppo di controllo, il gruppo di camminatori ha ottenuto un incremento del 16,7% della qualità di vita associata alla salute fisica; inoltre, nel test di resistenza si è registrato un aumento della distanza percorsa del 17,6%. Anche la frequenza cardiaca a riposo è risultata più bassa per i camminatori, almeno al completamento del programma. Non si sono invece registrate differenze significative né nell'indice di motricità, né nella componente mentale della qualità della vita. «La mancanza di un effetto benefico sulla salute mentale potrebbe però dipendere da un incremento di questo parametro anche nel gruppo di controllo, dovuto all'attenzione data ai singoli pazienti durante le sessioni di massaggio» puntualizza Gordon. La camminata veloce pare quindi il modo migliore per tornare attivi dopo un evento cerebrovascolare. «È poco costosa e può essere intrapresa abbastanza facilmente, senza la necessità di un equipaggiamento particolare. I medici dovrebbero incoraggiare i pazienti a svolgere questo tipo di esercizio dopo un ictus» conclude Gordon. Per di più camminare aiuta a controllare la pressione arteriosa e il peso corporeo, perciò l'American heart association raccomanda almeno 2 ore e mezzo di esercizio moderato o 75 minuti di esercizio intenso a settimana per la maggior parte delle persone. Per i pazienti post-stroke la raccomandazione è di impegnarsi da 3 a 7 giorni la settimana, con sessioni di 20-60 minuti a seconda del grado di preparazione fisica.


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