Il fumo costa anche alle aziende

06 giugno 2013
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Il fumo costa anche alle aziende



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Tra assenteismo, pause per la sigaretta e costi sanitari i datori di lavoro pagano circa 4.500 euro in più all'anno per assumere un impiegato che fuma rispetto a un non fumatore, almeno secondo un articolo pubblicato online sulla rivista Tobacco Control. «Il fumo dei dipendenti costa denaro alle aziende, ma fino a che punto?» si domanda Micah Berman, ricercatore del College of Public Health presso l'Ohio State University di Columbus e primo autore dello studio, sottolineando che i dati raccolti finora forniscono previsioni di spesa imprecise. Per esempio, i Centers for Disease Control (CDC) americani stimano la perdita di produttività attribuibile al fumo a circa 3.400 dollari l'anno per ogni adulto. Ma il dato riguarda l'economia globale, senza distinguere costi e spese mediche sostenute dai datori di lavoro piuttosto che dagli stessi fumatori, dalle compagnie di assicurazione o dai contribuenti. Inoltre, lo studio dei Cdc esamina solo la perdita di produttività causata da morti premature correlate al fumo. «Ma nonostante i decessi da fumo riducano di certo la capacità produttiva in senso generale, il lucro cessante da potenziale morte prematura non riflette in modo accurato i costi del datore di lavoro» osserva Berman, che assieme ai colleghi del Moritz College of Law ha stimato i costi aziendali statunitensi dividendoli in assenteismo, minore produttività a causa della dipendenza da nicotina, pause sigaretta e costi sanitari per fumatori. «L'assenteismo vale in media 517 dollari l'anno per dipendente fumatore; la minore produttività 462, le pause 3.077, e l'eccesso di costi sanitari 2.056. A questi vanno detratti circa 300 dollari annui di costi pensionistici, dato che i fumatori tendono a morire prima dei non fumatori. Quindi, a conti fatti, gli oneri aggiuntivo totali per il datore di lavoro risultano essere di 5.816 dollari, circa 4.500 euro, all'anno. Puntualizza Berman: «I dipendenti che fumano impongono costi in eccesso ai datori di lavoro privati, che non vanno intesi, tuttavia, come un semplice carico finanziario. Il desiderio di aiutare i dipendenti a condurre una vita più sana e più lunga, deve invece fornire ulteriori impulsi alla lotta contro il fumo».

Tob Control 2013;0:1-6. doi:10.1136/tobaccocontrol-2012-050888


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