Boxe e arti marziali: i colpi alla testa possono danneggiare il cervello

10 febbraio 2015
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Boxe e arti marziali: i colpi alla testa possono danneggiare il cervello



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Il pugilato e le arti marziali, discipline praticate da molte persone in tutto il mondo, rischiano di mettere il cervello ko. «I ripetuti traumi alla testa, tipici in chi pratica discipline come il pugilato o anche il football americano, potrebbero alterare la struttura e la funzione del cervello» afferma Charles Bernick della Cleveland clinic negli Stati Uniti e autore di uno studio da poco pubblicato sulla rivista British journal of sports medicine.

Per chiarire gli effetti sul cervello della nobile arte - così viene anche definito il pugilato - e delle arti marziali, Bernick e colleghi hanno studiato attentamente la struttura e le funzioni cerebrali di 224 professionisti (131 dediti alle arti marziali e 93 al pugilato) arruolati nello studio Professional fighters brain health study e di 22 controlli, cioè persone di età simile, ma senza una storia di ripetuti traumi alla testa.

Come precisano gli autori, i professionisti avevano un'età compresa tra 18 e 44 anni con alle spalle una media di circa 4 anni di combattimenti e poco più di 10 incontri. «Anche se la nostra analisi non può dimostrare una relazione causa-effetto, ma solo l'esistenza di un legame tra i traumi alla testa e i problemi cerebrali (sia in termini di struttura che di funzione), dallo studio emerge che un effetto sul cervello c'è» dice Bernick.
In effetti, dopo aver sottoposto i partecipanti a risonanza magnetica e a numerosi test per valutare la memoria, i tempi di reazione e altre capacità intellettuali, i ricercatori statunitensi hanno notato che il volume cerebrale era ridotto in chi aveva subito più traumi alla testa rispetto a chi non ne aveva subiti, e inoltre la velocità di elaborazione delle informazioni era inferiore nei combattenti rispetto ai controlli.

«Maggiore era il numero dei combattimenti (e dei traumi), maggiore era il danno al cervello» chiarisce l'autore che sottolinea come per i professionisti del pugilato la situazione fosse peggiore che per chi praticava arti marziali. «La spiegazione più ovvia per questa differenza è che nelle arti marziali l'avversario può essere messo ko anche con altre tecniche che non comportano traumi alla testa» conclude.


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