Pausa caffè: un’occasione per lavorare meglio

05 ottobre 2015
Focus

Pausa caffè: un'occasione per lavorare meglio



pausa caffè


I minuti dedicati alla pausa - per un caffè, due chiacchiere con i colleghi o una boccata d'aria - non sono una perdita di tempo, ma un importante momento che consente di ricaricarsi e di tornare al lavoro con più energia, aumentando anche la propria produttività. Lo afferma dalle pagine della rivista Journal of applied psychology un gruppo di ricercatori guidati da Emily Hunter della Hankamer school of business di Waco in Texas che ha condotto uno studio su un gruppo di lavoratori statunitensi.

Più soddisfazione sul lavoro, meno problemi di esaurimento psicologico, più energia e meno dolori alla schiena o agli occhi. Sono questi alcuni dei vantaggi che i lavoratori possono ottenere con piccole pause durante l'orario di lavoro. «Le pause sono indispensabili nella giornata lavorativa e permettono di ricaricare le energie soprattutto se il lavoratori può dedicarsi a qualcosa che gli piace in questi pochi minuti» afferma l'autrice dello studio nel quale sono stati coinvolti 95 lavoratori di età compresa tra 22 e 67 anni interrogati sulle pause durante la loro settimana di lavoro.
«Per molti lavoratori prendersi una pausa è fuori questione» dicono gli autori che poi aggiungono: «solo uno su 5 si prende del tempo per il pranzo in base a un sondaggio condotto nel 2012 su 1.000 lavoratori americani». Ma anche se Hunter e colleghi non sono riusciti a stabilire il numero e la durata ottimali delle pause, è chiaro che maggiore è il numero delle ore trascorse prima dell'interruzione, minori sono le probabilità di ricaricarsi e maggiori i problemi di salute (mal di testa, disturbi agli occhi, dolore lombare) una volta tornati al lavoro. «Questi risultati aprono la strada a future ricerche sull'argomento» dice John Trougakos dell'Università di Toronto, sottolineando che così come un allenatore fa riposare i propri atleti per ottenere le prestazioni migliori durante la gara vera e propria, anche i lavoratori dovrebbero prendersi delle pause nella giornata lavorativa per evitare di arrivare "scarichi" a fine giornata.

Come emerge dallo studio statunitense, oggi le settimane lavorative sono sempre più lunghe e sono pochi i lavoratori che davvero si limitano alle 40 ore settimanali. «In media la settimana di lavoro dura 47 ore, ma per un lavoratore su 5 arriva addirittura a 60 ore» dice Hunter descrivendo la situazione statunitense.

Anche in Italia ai lavoratori viene richiesto di lavorare molte ore a settimana aumentando il rischio del cosiddetto burnout, l'incapacità di rispondere in modo adeguato allo stress. Ma le regole ci sono e ogni lavoratore ha diritto di conoscerle e metterle in pratica nella propria azienda. In particolare, ogni categoria di lavoratori ha regole specifiche che riguardano numero e durata delle pause, ma in generale dopo sei ore di lavoro si ha il diritto/dovere di dedicare qualche minuto (non meno di 10) a una pausa. Come si legge nei documenti ufficiali, "la pausa deve tenere conto delle esigenze tecniche del processo lavorativo" e quindi c'è un'ampia variabilità e un ampio potere del datore di lavoro nel definire tempi e modalità delle pause. E con l'aumento del numero di persone che lavorano davanti al computer, gli esperti hanno stabilito regole specifiche per questa categoria: almeno 15 minuti di pausa ogni 120 minuti di lavoro continuativo davanti allo schermo. In questi minuti è importante staccare lo sguardo dal terminale per far riposare gli occhi e magari alzarsi per sgranchire le gambe e limitare i danni dovuti alle troppe ore trascorsi da seduti.


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