Celiachia, per i bimbi basterà un semplice test del sangue

10 novembre 2015
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Celiachia, per i bimbi basterà un semplice test del sangue





Per molti bambini la diagnosi di celiachia non sarà più traumatica e invasiva: è ora possibile evitare la biopsia, approfondendo le analisi sugli anticorpi con il solo test del sangue (semplice, rapido e sicuro). A stabilirlo, le nuove linee guida del Ministero, presentate in occasione del IV Convegno nazionale dell'Associazione italiana celiachia (Aic), finalizzate ad aggiornare e a rendere uniformi su tutto il territorio nazionale i percorsi diagnostici, distinti per bambino e adulto, e i tempi e le modalità dei controlli dopo la diagnosi.

Le linee guida introducono anche altre importanti novità: negli adulti, per esempio, resta necessario l'esame endoscopico, ma vengono posticipati i controlli dopo la diagnosi, che deve essere tempestiva e corretta per evitare conseguenze anche gravi. Purtroppo in Italia sono appena 180mila i pazienti diagnosticati a fronte dei 400mila "sommersi", di cui 50mila bimbi: il nuovo protocollo consentirà di individuare un maggior numero di casi e ridurre le diagnosi errate con un percorso chiaro e sicuro.

«La celiachia è un 'camaleonte clinico' che si manifesta spesso con sintomi sfumati e atipici e se non diagnosticata in modo corretto e tempestivo, espone il paziente al rischio di conseguenze anche gravi: dall'osteoporosi alla malnutrizione con ritardo di crescita nei bambini, dall'infertilità nelle donne fino all'aumento del rischio di tumori intestinali» sottolinea Gino Roberto Corazza, professore di Medicina interna all'Università di Pavia.

«Attualmente la celiachia viene diagnosticata, in prima battuta attraverso i test degli anticorpi ma, in maniera certa e definitiva, solo attraverso l'endoscopia, esame invasivo e molto fastidioso con cui si preleva un pezzettino di tessuto intestinale in modo da valutarne i danni: se i villi intestinali sono atrofici è praticamente certa la diagnosi di celiachia» spiega il medico. Il nuovo documento, dunque, modifica l'approccio diagnostico. «La novità più importante introdotta dal documento è il recepimento delle linee guida della European society of pediatric gastroenterology, hepatology and nutrition (Espghan), secondo cui nei bimbi con predisposizione genetica e livelli di anticorpi specifici superiori di 10 volte il valore normale, i villi intestinali sono invariabilmente atrofici e la diagnosi di celiachia è certa a prescindere dalla biopsia, che resta invece fondamentale e indispensabile negli adulti anche per problemi di diagnosi differenziale» spiega Marco Silano, membro del gruppo di lavoro che ha definito le nuove raccomandazioni, e direttore del Reparto di alimentazione, nutrizione e salute dell'Istituto superiore di sanità. «Questo nuovo approccio rapido, sicuro e meno invasivo, semplifica la diagnosi e rende meno traumatico l'iter diagnostico per i bambini, agevolando l'individuazione della malattia e consentendo di ridurre le diagnosi errate. Le linee guida sottolineano con forza anche l'importanza di un attento follow-up con controlli e scadenze regolari: il primo a un anno dalla diagnosi, e successivamente ogni due anni, salvo complicanze, con particolare riferimento all'età adolescenziale, dove l'aderenza alla dieta senza glutine è spesso ridotta» precisa Silano.

«Nel nostro Paese si stima che a fronte dei circa 180mila pazienti diagnosticati a oggi, ci sia un esercito di 400mila italiani, di cui 50mila bimbi, che non sa ancora di essere celiaco e, nonostante le diagnosi siano ancora così poche, si calcola che il 20 per cento siano errate. Ciò significa che solo il 25 per cento dei celiaci è diagnosticato, gli altri non sanno di esserlo e mettono a rischio ogni giorno la loro salute. Servono in media ancora 6 anni per giungere alla diagnosi, sprecando denaro pubblico con esami inutili e costosi e ritardando l'inizio della terapia, unica prevenzione alle gravi complicanze della celiachia» sottolinea invece Giuseppe Di Fabio, presidente Aic.


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