Single per scelta

16 agosto 2016
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Single per scelta



Single per scelta


«Sono single per scelta». Quante volte avete sentito dire questa frase? Oggi quelli che un tempo venivano chiamati scapoli e zitelle, sono investiti di un'aura di positività, come se il loro fosse uno status di privilegio e di leggerezza, come se fossero i soli in grado di assaporare il delizioso gusto della libertà. In alcuni casi è vero: il single non mette al centro della propria esistenza la relazione di coppia (fatto molto sano da un punto di vista psicologico) e si nutre di altro, come di amicizia, sport, lavoro e hobby di vario genere.

Alcuni, invece, arrivano alla conclusione di stare bene soli dopo una grande delusione di coppia o perché hanno tempo solo per gli obiettivi professionali. Tutto questo non implica problematiche di natura psichica, a patto che nessuna delle scelte descritte sia stata sposata con rigidità. Salutare sarebbe invece un certo grado di flessibilità, così da cambiare qualora la scelta di essere single non corrisposta più alle proprie esigenze interiori.

La vita, così come la psiche, è in costante metamorfosi e la coerenza sarebbe meglio applicarla solo ai bisogni di quella che potremmo chiamare comunemente "anima". Non sono poche le persone che si rivolgono a psichiatri e psicologi per affrontare queste tematiche, che a un certo punto della vita si trasformano di problemi veri e propri, che minano la serenità.

Ma torniamo al punto di partenza: single per scelta? Per ripararsi da cosa? «Il single si esclude dalla possibilità di donare lasciandosi però aperte tutte le altre possibilità», ci spiega Elio Sena, specialista in psichiatria e in neurologia e psicanalista di formazione freudiana. Facendo una piccola digressione: «Il monaco - parola che deriva dal greco monos e significa solo - deve essere solo per poter dare tutto se stesso a Dio» e sulla base di ciò si apre un grande squarcio su possibili definizioni e analisi psicanalitiche. C'è innanzitutto da prendere in considerazione la paura dell'abbandono di chi non si mette in gioco in una relazione e il timore di «non ricevere quello che egoisticamente e narcisisticamente si pensa di poter dare» all'altra persona «anche per un sentimento di sfiducia» spiega Sena.

Inoltre spesso le persone si immaginano che, in una relazione di coppia, l'altro debba fare qualcosa per loro: «Si tratta di una fantasia vera e propria - in cui ad esempio gli isterici sono particolarmente avvezzi - che cela di base una paura che sicuramente è quella di poter essere abbandonati, di non potersi dedicare completamente a uno scambio per sfiducia nei confronti dell'altro ma anche per sfiducia nelle proprie possibilità di donazione» continua lo specialista.
Forse tanti degli "orgogliosamente single" avrebbero avuto bisogno solo di qualcuno che li incoraggiasse anche rispetto «ai nuclei profondi della loro solitudine e della loro paura».

La valutazione, ovviamente, va fatta da caso a caso ed è inutile e dannoso giudicare. «Dire "Sono single per scelta" è una sorta di tentativo di tutela del sé, ma qui mi domando: sul piano del sentimento noi siamo liberi di scegliere? Non lo so, perché il sentimento dovrebbe essere qualcosa che ci travolge e rispetto al quale non scegliamo» prosegue Sena. Facendo riferimento ai ricordi dell'infanzia, alcuni dei single «non sono stati particolarmente amati da piccoli per cui non hanno i punti di riferimenti essenziali per ritrovarli in un'eventuale relazione e li possono trovare solo dentro loro stessi, in un concetto di onnipotenza infantile che non ha bisogno di niente e di nessuno». Tirando le somme, sono in testa tra le cause dello stato di solitudine - con le dovute eccezioni - i ricordi traumatici e la paura dell'abbandono, per abbandoni precocissimi, da parte del gruppo di appartenenza, da parte di fantasmi personali mai affrontati, ma anche per motivi ideologici o religiosi, perché si tratta di persone con strutture di personalità molto complicate e che di base si sentono incapaci di dare e quindi di lasciarsi andare.

«A volte alcuni non si avvicinano agli altri per non danneggiarli», ma non per questo bisogna perdere le speranze (come potenzialità del pensiero) trincerandosi dietro a una porta chiusa. Mettersi in relazione ha i suoi rischi, «ma in linea generale conviene sempre tentare». Anche chi ha subito un precocissimo abbandono, ad esempio, «come educazione alla vita dovrebbe sempre lasciare un margine di possibilità» conclude lo psichiatra.

Maria Elena Capitanio


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