Nel futuro si potrà convivere con il melanoma

30 aprile 2010
Interviste

Nel futuro si potrà convivere con il melanoma



di Simona Zazzetta

Il melanoma è noto per essere una forma tumorale molto aggressiva, quando non viene diagnosticata precocemente. La prevenzione e comportamenti corretti possono fare la differenza, e tra le terapie, oltre alla chirurgia si affacciano nuovi approcci. Dica33 ne ha parlato con Paolo Ascierto, direttore dell'Unità di oncologia medica e terapie innovative dell'Istituto tumori Pascale di Napoli, autore di studi su farmaci innovativi.

Che cos'è il melanoma?
Il melanoma è un tumore che interessa i melanociti, cellule che si trovano nella cute e che contengono la melanina, il pigmento che conferisce una protezione naturale dal sole all'organismo. Quando i melanociti vanno incontro a una trasformazione maligna inizia a formarsi un melanoma. Nel 90% dei casi interessa la cute, ma può anche formarsi nelle mucose del cavo orale, nell'occhio e anche nel retto, cioè in tutti i tessuti in cui sono presenti i melanociti. È una forma non molto comune e rappresenta il 5% di tutti i tumori e una piccola percentuale di tutte le neoplasie della pelle. Tuttavia, è un tumore molto aggressivo che causa il 65-70% dei decessi per tumori cutanei e ogni anno in Italia si registrano 7mila nuove diagnosi e 1.500 decessi.

Da cosa dipende la sua aggressività e come si manifesta?
Il melanoma cresce per lungo tempo orizzontalmente, estendendosi sulla pelle. In questa fase iniziale è possibile intervenire con la rimozione chirurgica e ottenere una guarigione completa, come accade nel 65-70% dei casi che arriva a una diagnosi precoce e ha una prognosi favorevole. Un melanoma non diagnosticato in fase iniziale evolve verso la fase di approfondimento: inizia una crescita verticale che va in profondità nel derma, avvicinandosi ai vasi linfatici, dove ha la possibilità entrare nel circolo linfatico e di raggiungere i linfonodi e creare metastasi in altri distretti. In questi casi (circa il 30%) metà è guaribile con la chirurgia con cui, però, vanno asportati anche i linfonodi interessati. Per i pazienti con metastasi e melanoma in fase avanzata, la prognosi è sfavorevole e la sopravvivenza e in media di 6,2 mesi.

Quali sono le cause e i fattori di rischio?
Le cause non sono note, ma ci sono sospetti. Il sole è il più incriminato, per meglio dire lo sono le esposizioni eccessive e intermittenti (vale a dire solo durante le vacanze) che spesso portano a scottature, che fanno aumentare il rischio. In particolare, rappresentano un fattore di rischio noto le ustioni solari avvenute durante l'infanzia. Mentre, più che un sospetto, ormai è una certezza, dimostrata da ricerche dello Iarc (International agency for research on cancer), le lampade solari e le fonti artificiali di UV, fanno alzare il rischio, soprattutto nei soggetti sotto i 30 anni, in cui aumenta del 75%. Anche, la presenza di nevi, a sua volta correlata all'esposizione al sole, rappresenta un fattore di rischio: averne più di 100 richiede regolari controlli. Un auto-esame importante si può fare con la regola dell'ABCD, vale a dire il controllo dell'asimmetria del nevo (A), dell irregolarità dei bordi (B), delle variazioni del colore (C), delle dimensioni (D) e dell'evoluzione nel tempo (D) come per esempio modificazioni evidenti nell'arco di pochi mesi. Quando due di questi paramenti è alterato il rischio aumenta e bisogna chiedere un consulto specialistico. Parte delle diagnosi tardive è attirabile proprio alla paura di sottoporsi a controlli.

Oltre alla chirurgia, quali sono le terapie oggi disponibili?
Il melanoma si può affrontare con terapie targettizzate (target therapy) cioè mirate a bersagli bene precisi. In questo approccio è molto promettente la sperimentazione, arrivata alle fasi finali, di un anticorpo monoclonale, ipilimumab, che agisce a livello delle cellule del sistema immunitario con un meccanismo target che rimuove i blocchi della risposta antitumorale dell'organismo rendendola più efficace. Sono promettenti anche, i farmaci inibitori selettivi di B-Raf, una proteina mutata, molto abbonante nel melanoma e che stimola proliferazione cellulare. Ma sono efficaci solo nei pazienti che presentano la mutazione genetica B-Raf (terapia personalizzata). Ci sono anche altre sperimentazioni in corso ma ognuno di questi farmaci agisce su "interruttori" che regolano la vita della cellula neoplastica, La nostra proposta, come équipe di ricerca, è di trattare il melanoma con più farmaci combinati tra loro per agire su più "interruttori", arrestare la crescita delle cellule tumorali e bloccare le metastasi. Questo permetterebbe di rendere la malattia non fatale e ai pazienti di vivere più a lungo. Un po' come accade per i malati di Aids: un cocktail di diversi farmaci permette di vivere per 20-30 anni in buona forma. La vittoria sul cancro non deve essere per forza la guarigione dalla malattia, ma se blocchiamo la progressione abbiamo già vinto la battaglia, facendo diventare il melanoma da malattia fatale a malattia cronica.


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