Per un’anestesia senza paura

04 giugno 2010
Focus

Per un'anestesia senza paura



di Simona Zazzetta

Esiste un diffuso senso di timore nei confronti dell'anestesia generale che precede interventi chirurgici di una certa entità. Un timore che spesso supera la paura dell'intervento stesso. La preoccupazione, in genere, nasce dalla totale assenza di coscienza, una sorta di "sonno" profondo indotto dai farmaci, in cui non si avverte dolore e si resta immobili.

Una prima rassicurazione, nasce dal fatto che in Italia, per poter esercitare la professione di anestesista bisogna essere in possesso della laurea in Medicina e chirurgia e della specializzazione in Anestesiologia e rianimazione. Infermieri, personale tecnico e persino medici privi di tale titolo di studio e di addestramento che la specializzazione prevede, non possono assolutamente somministrare agenti anestetici di questo tipo. Esistono, inoltre, alcune regole da seguire prima di sottoporsi a un intervento chirurgico, che medici e pazienti devono rispettare. Si tratta di una sorta di decalogo che è stato stilato in occasione del 7° Congresso nazionale della Società italiana di anestesia, rianimazione, emergenza e dolore (Siared) e condiviso dagli anestesisti-rianimatori dell'Associazione Aaroi-Emac, vale a dire i medici specialisti in Anestesia e rianimazione, che lavorano nelle strutture complesse di Medicina e chirurgia d'urgenza, nei Pronto soccorso, nelle centrali operative 118 e nelle Terapie intensive specialistiche.

La fase preliminare inizia anche alcuni mesi e almeno due settimane prima dell'intervento, quando l'anestesista inizia a visitare e a controllare alcuni parametri del paziente: pressione sanguigna, peso, battito cardiaco. Il paziente deve incontrare l'anestesista e instaurare un rapporto diretto con lui e inoltre deve essere informato sull'anestesia e sul rischio dell'intervento a cui verrà sottoposto. Gli anestesisti concordano che su questo aspetto, strettamente legato alla firma della liberatoria che certifica il consenso informato, deve esserci la massima chiarezza da parte dei medici che, prima ancora della firma, devono assicurarsi che il paziente abbia compreso ciò che sta per accadere, per esempio, ponendo domande dirette per fugare eventuali dubbi. Inoltre, prima dell'intervento, il paziente deve familiarizzare con la scheda di valutazione del dolore, per poter indicare, anche nei giorni successivi all'intervento, la gravità dei fastidi che sentirà e sapere che il risveglio è previsto generalmente subito dopo la fine dell'intervento o, in alcuni casi, dopo circa 20 minuti. Ci sono poi delle indicazioni che devono essere osservate con rigore, prima e dopo l'intervento. Poiché durante l'anestesia, il contenuto dello stomaco potrebbe causare danni ai polmoni, vengono raccomandate regole di digiuno: evitare di mangiare dalle 4 alle 6 ore prima dell'intervento, mentre l'acqua può essere bevuta fino a due ore prima. «Per altre bevande come succhi di frutta o caffé, i tempi vanno calcolati a seconda della corposità del liquido. Per esempio, una spremuta d'arancia è considerata un solido: va quindi evitata nelle 6 ore precedenti l'anestesia» spiegano gli anestesisti dell'Aaroi-Emac. Ci sono inoltre profilassi specifiche per evitare complicanze: per esempio la somministrazione di antibiotici circa un'ora prima affinché l'effetto sia massimo nel momento dell'incisione chirurgica, o di farmaci per fermare il vomito per le donne che partoriscono con taglio cesareo. Inoltre, va anche prevenuta la trombosi venosa, un rischio associato ai farmaci coagulanti usati per limitare il sanguinamento, che va prevenuto con la deambulazione subito dopo il risveglio, a seconda del paziente. Esiste, infine, una fase detta di "time out" prima di iniziare l'intervento in cui l'anestesista e il chirurgo parlano con il paziente e verificano, anche insieme a lui dettagli importanti per i quali il contributo del paziente può essere utile e allo stesso tempo rassicuranti sulla buona riuscita dell'operazione.


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