Il giusto stile per ossa sane

25 giugno 2010
Focus

Il giusto stile per ossa sane



di Marco Malagutti

Le malattie reumatiche sono oggi il più comune gruppo di malattie croniche in Europa. Quasi un quarto della popolazione europea soffre, infatti di reumatismi o artrite, con costi sociali più alti rispetto a qualsiasi altro gruppo di malattie, mentre in Italia si stima che siano circa 13 milioni le persone che soffrono di malattie reumatiche. Sull'argomento a Roma si è appena svolto un congresso Eular, l'11 congresso annuale della European League Against Reumatism, nel corso del quale uno dei temi più sviluppati è stato quello delle ricadute degli stili di vita sulle malattie reumatiche. Con parecchi spunti di interesse, come ha sottolineato Maurizio Cutolo, presidente esecutivo di Eular 2010 e direttore della Clinica di reumatologia dell'università di Genova. «Gli studi presentati in questi giorni al congresso - ha spiegato Cutolo - confermano come alcuni stili di vita possano avere un impatto sul rischio e la progressione delle malattie reumatiche, ma vanno interpretati con estrema cautela e ragionevolezza».

A cominciare la lista dei comportamenti buoni o cattivi per la salute delle ossa sul banco degli imputati sono stati messi fumo e tè. Il fumo, infatti, è un significativo fattore di rischio per lo sviluppo dell'artrite reumatoide, poiché interferisce con l'espressione di diversi geni, aggravando il processo patologico alla base della malattia. Non bastasse, anche uno studio svizzero ha evidenziato come il fumo, attivo o passivo, possa alterare la capacità di alcune proteine di stimolare la risposta immunitaria in persone con una predisposizione genetica alle malattie reumatiche, rappresentando un fattore aggiuntivo di rischio per lo sviluppo dei sintomi e per la progressione della malattia. Anche il consumo di tè aumenta significativamente il rischio di artrite reumatoide soprattutto tra le donne. A sostenerlo è un studio della Georgetown University, negli Stati Uniti. Condotto su più di 76 mila donne, la ricerca ha mostrato un'associazione positiva fra incidenza di artrite reumatoide e consumo di tè, con un rischio di sviluppo della malattia proporzionale alla quantità di bevanda assunta. Al contrario bere alcol a dosi moderate può ridurre il pericolo di sviluppare gravi forme artritiche, quali ad esempio l'artrosi nonché l'artrite reumatoide. Lo sostiene uno studio realizzato in Olanda dall'Università di Leida su un vasto campione comprensivo di 651 pazienti con artrite reumatoide, 73 con osteoartrite, 273 con altre forme artritiche e 5.877 non malati. L'ipotesi è che componenti delle bevande alcoliche, specie del vino rosso, possano essere un fattore protettivo dallo sviluppo di infiammazione sistemica. Il caffè, infine, esce indenne dal vaglio dei ricercatori, che non hanno trovato alcun legame significativo tra il suo consumo e le malattie. Peraltro raccomanda Maurizio Cutolo «I pazienti con disturbi reumatici, così come le altre persone, devono sempre consultare il proprio medico prima di modificare inqualsiasi modo il proprio regime alimentare».

Al centro dell'attenzione poi, come spesso succede quando si parla di salute delle ossa, è il comportamento da tenere rispetto al sole. I pazienti reumatici hanno, infatti, carenze di vitamina D, la vitamina che si forma nel nostro organismo grazie all'esposizione della pelle ai raggi solari. I nuovi studi presentati a Eular dimostrano che bassi livelli di questa vitamina nelle persone che soffrono di diverse forme di malattie reumatiche sono associati a un rischio aumentato di mortalità e di sviluppo di tumori. I trattamenti con vitamina D, suggeriscono dunque gli studi, possono aiutare i pazienti a migliorare la loro condizione e, in generale, tutte le persone a prevenire queste malattie. Nel primo studio britannico sono stati presentati i risultati su 180 pazienti con disturbo infiammatorio delle articolazioni, artrosi e dolore muscolare diffuso (mialgia), che dimostrano come circa il 58% dei pazienti reumatici presenta livelli di vitamina D molto al di sotto dei valori di norma. In un secondo studio, questa volta italiano condotto su più di 1.000 pazienti con artrite reumatoide, Luca Idolazzi dell'Università di Verona ha mostrato che i livelli di vitamina D sono al di sotto dei valori di norma nel sangue dell'85% dei pazienti che non hanno assunto integratori di vitamina D, ma anche nel 60% di coloro che invece lo hanno fatto regolarmente. Pier Paolo Sainaghi, infine, dell'università del Piemonte Orientale Amedeo Avogadro, ha illustrato in un terzo studio come anche l'assunzione di integratori di vitamina D in dosi giornaliere "abbondanti" non sia sufficiente a normalizzare i valori carenti nei pazienti reumatici. Nello studio, solo il 29% dei pazienti trattati ha infatti raggiunto livelli di vitamina D considerati accettabili nelle persone sane. «Persone sane con una adeguata esposizione alla luce del sole - conclude Cutolo - non necessitano integratori dietetici come nel caso delle altre vitamine. I pazienti con artrite reumatoide e non solo, invece, possono beneficiare della vitamina D quale agente terapeutico».


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