Prevenzione tumori, i test per la diagnosi precoce

28 ottobre 2011
Focus

Prevenzione tumori, i test per la diagnosi precoce



esame per la diagnosi precoce per tumore, cervice uterina, seno, colon retto


Decidere di propria iniziativa di sottoporsi a un esame per la diagnosi precoce per tumore offre un vantaggio importante per la salute individuale, estendere questa scelta, con un invito attivo da parte del Servizio sanitario nazionale, amplifica il vantaggio estendendolo alla popolazione. Con questo obiettivo, vengono infatti pensati gli screening oncologici di popolazione, che in Italia, secondo le raccomandazioni del ministero, sono rivolti essenzialmente al cancro della cervice uterina, della mammella e del colon retto. Il ruolo attivo è svolto dalle aziende sanitarie che secondo un programma, invitano direttamente le persone offrendo un percorso che prevede un primo test ed eventuali accertamenti diagnostici o trattamenti successivi. La periodicità e categorie a cui si rivolge l'invito vengono selezionate in base al genere e all'età, mentre non vengono considerati altri fattori di rischio noti per i tre tipi di tumore.

Nella pratica, lo screening si declina per il tumore al seno con l'invito a fare la mammografia, per il tumore della cervice uterina a eseguire il Pap test e per quello del colon retto a condurre la ricerca del sangue occulto fecale. Mentre per quest'ultimo non ci sono stati interventi per modificarne l'organizzazione, quindi viene offerto come test di primo livello, ogni due anni, alla popolazione di entrambi i sessi di età compresa tra 50 e 70 o 74 anni, per gli altri due sono in corso valutazioni e dibattiti. Per quanto riguarda la mammografia, è stata messa in discussione l'efficacia di uno screening annuale nelle donne tra i 40 e i 50 anni: «Anche se alcune associazioni di professionisti continuano a raccomandarla» sostiene Marco Venturini, presidente dell'Associazione italiana di oncologia medica
(Aiom) «ci sono evidenze che la mammografia lavora meno bene nelle donne più giovani e la raccomandazione a includerle nello screening viene oggi considerata eccessiva». Il motivo, recentemente confermato anche da uno studio, pubblicato dalla rivista Annals of internal medicine, è che in queste donne aumenta il rischio di falsi positivi e quindi di un eccesso di esami non necessari. «In questa fascia di età si può pensare a una personalizzazione» aggiunge l'esperto «in base al rischio, per esempio se c'è familiarità per il tumore mammario, o se ci sono state precedenti lesioni o al tipo di densità del seno». Su fronte della prevenzione del tumore del collo dell'utero (cervice uterina) che si basa fondamentalmente sulla diagnosi di infezione da Papillomavirus umano (Hpv), è aperta la discussione sul metodo per rilevarlo, vale a dire mediante il Pap test che rileva le lesioni provocate dal virus o mediante il Test Hpv Hr che rileva la presenza del Dna virale nelle cellule del tessuto cervicale. «In Italia, per ora è il Pap test il metodo usato come screening» sottolinea Venturini, tuttavia sono stati avviati in molte Regioni programmi pilota di screening con Test Hpv Hr per valutarne l'introduzione. I dati raccolti dagli studi scientifici, in particolare il più recente , pubblicato sempre su Annals of internal medicine non sono ancora sufficienti per sostenerne la validità, poiché è molto sensibile e meno specifico dell'esame citologico che si esegue con il Pap test e quindi può intercettare più donne a rischio ma allo stesso tempo creare un eccesso di falsi positivi con conseguenti esami non necessari, ansia e costi sanitari per molte pazienti.

Recentemente si è aperta una discussione sull'opportunità o meno di organizzare uno screening di popolazione per il tumore della prostata e del carcinoma al polmone, ma per ora non è previsto. Per il primo, è stato suggerito l'uso del test del Psa, un prelievo di sangue per misurare la concentrazione antigene prostatico specifico, è una proteina prodotta dalla prostata, che nei soggetti sani è bassa. Ma si è ormai giunti alla conclusione che non ci sono indicazioni per usarlo nello screening della popolazione maschile: «Porta a più rischi che benefici» ribadisce Venturini. L'altro ambito in cui sta crescendo l'attenzione verso la possibilità di fare uno screening è la Tac spirale nella prevenzione del tumore al polmone. «A differenza degli altri screening in cui le persone vengono escluse in base all'età, e non per altri fattori di rischio, per la Tac spirale la popolazione che può beneficiarne è quella dei forti fumatori, cioè che fumano almeno un pacchetto di sigarette al giorno. In questo caso uno screening di popolazione produrrebbe un numero molto alto di falsi positivi e gli esami successivi oltre a essere non necessari sarebbero anche invasivi».

Simona Zazzetta


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