Trovato farmaco efficace contro il tumore della vescica

03 settembre 2012
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Trovato farmaco efficace contro il tumore della vescica



tumore della vescica, farmaco molecolare, cura, efficacia, pazopanib


Ricercatori dell'Istituto nazionale dei tumori (Int) di Milano, hanno dimostrato che il farmaco molecolare pazopanib, già in uso contro il tumore del rene, può contrastare anche quello della vescica con metastasi, patologia per cui a oggi non ci sono trattamenti efficaci. Il farmaco agisce ostacolando la formazione dei vasi sanguigni che alimentano il tumore della vescica, bloccandone la crescita e in alcuni casi anche riducendone la massa. Inoltre, analizzando i campioni di sangue dei pazienti coinvolti nello studio, è stato dimostrato che l'interleuchina 8 ha un valore predittivo sia per lo sviluppo del tumore sia per l'efficacia del farmaco: i pazienti con bassi livelli di questa molecola, hanno mostrato una maggiore sopravvivenza al tumore e su di loro il farmaco era più efficace. Il trial clinico di fase II ha coinvolto ha coinvolto 41 pazienti con tumore della vescica o ricadute, trattati tra il 2010 e il 2011, con almeno un tipo di trattamento di chemioterapia per malattia metastatica. Ai controlli successivi alla terapia, sette pazienti hanno mostrato una parziale regressione del tumore e 24 nessuna progressione della malattia: si tratta di una risposta positiva complessiva del 76%. La sopravvivenza media senza ricadute è stata di 2,6 mesi mentre quella complessiva di vita di 4,7 mesi. Il risultato più rilevante è stato che il 10% dei pazienti ha mantenuto uno stato di remissione di malattia dopo un periodo medio complessivo di osservazione di 19 mesi. «Tradizionalmente» spiega Andrea Necchi, oncologo della Struttura di oncologia medica 2 dell'Int e responsabile del trial «la prognosi dei pazienti con tumore della vescica colpiti da ricadute o refrattari alla terapia è negativa». Lo studio mirava a verificare la possibile estensione dell'uso di pazopanib anche a un'altra patologia, il tumore della vescica. «I dati ottenuti» continua Necchi «confermano la nostra ipotesi e riteniamo che i trattamenti anti-angiogenetici come pazopanib siano uno strumento importante tale da consentirci di ottenere risultati di rilievo in pazienti selezionati». Si tratta, però, di un sperimentazione, sottolinea il ricercatore: «per una cura vera e propria saranno necessari ulteriori studi confermativi che coinvolgano un numero superiore di pazienti».


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