Tumore prostata: in arrivo approccio multidisciplinare

13 dicembre 2012
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Tumore prostata: in arrivo approccio multidisciplinare



Prostate cancer unit, tumore prostatico, chirurgia, attesa vigile


Costruire un approccio multidisciplinare al paziente con neoplasia prostatica, al pari delle Breast unit, ma con gradualità, passo dopo passo. È questo l'obiettivo e il metodo del progetto PerStep - Percorso teorico pratico in ambito uro-oncologico, presentato ieri a Milano e ideato dalla Società italiana di urologia oncologica (Siuro) e dal Collegio italiano degli oncologi ospedalieri (Cipomo). Progetto giunto ora a una prima fase di studio di fattibilità, che ha coinvolto quatto centri nei quali un modello multidisciplinare è stato in parte o del tutto realizzato: gli Ospedali Riuniti di Bergamo, il Policlinico Sant'Orsola Malpighi di Bologna, l'Ospedale Sant'Anna di Como e l'Istituto nazionale dei tumori di Milano. «In Germania esistono già le Prostate cancer unit» ha chiarito Giario Conti, presidente Siuro «mentre l'Italia è ancora monodisciplinare in questo contesto. Ma non possiamo copiare modelli altrui perché il Servizio sanitario nazionale e le organizzazioni degli ospedali sono diversi dagli altri paesi. Il progetto PerStep rappresenta, invece, un avvicinamento graduale alla gestione multidisciplinare del paziente prostatico, senza imporre a nessun ospedale un modello già esistente». Le variabili sono tante ma ci sono dei requisiti minimi: «Bisogna considerare le figure professioni presenti nell'ospedale,ilradiologo, il palliativista, lo psicologo, l'anatomo-patologo. Ma anchei volumi di pazienti trattati o visitati.Alcuni centri hanno già un'attività multidisciplinare già in corso mentre altri dovrebbero coinvolgere specialisti di riferimento». È dimostrato, concordano gli esperti, che in oncologia l'approccio multidisciplinare migliora l'accesso alle cure e ai programmi di riabilitazione, gli outcome, la compliance e la soddisfazione del paziente. A maggior ragione nel paziente prostatico per il quale le opzioni terapeutiche, adeguate alla classe di rischio, sono numerose econ diversi effetti collaterali: dalla chirurgia aggressiva all'attesa vigile. «Il paziente va messo al centro e informato su tutte le opzioni di trattamento» ha sottolineato Riccardo Valdagni, dell'Istituto nazionale dei tumori di Milano, dove il Programma prostata esiste dal 2004 «affinché sia lui stesso, con il supporto tecnico dei medici, ad arrivare a una decisione finale, uscendo da un modello paternalistico del rapporto medico-paziente». Ma è anche una sfida, come ha commentato Giuseppe Martorana, del Policlinico bolognese: «Nelle Prostate cancer unit ci sono tanti aspetti nuovi che fanno paura all'urologo che teme di perdere il ruolo chiave nella gestione del paziente. Va dimostrato, quindi, che il modello monodisciplinare è cost-effective e solo un progetto che coinvolge sempre più urologi è in grado di farlo».


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