Non dimenticare il coniuge di chi ha avuto un ictus

04 luglio 2014
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Non dimenticare il coniuge di chi ha avuto un ictus



ictus; coniuge


Sono due le persone da seguire dopo un ictus cerebrale: il malato o malata ma anche la sua sposa o sposo, che ha bisogno di attenzione e cure per vivere in salute il periodo di recupero del compagno/a dopo l'episodio acuto. Infatti i coniugi di pazienti che hanno avuto un ictus e che li assistono, hanno un rischio aumentato di stress emotivo e di depressione, se le loro aspettative sui miglioramenti e progressi non coincidono con quelli del malato.

In uno studio pubblicato online sulla rivista Aging & mental health sono state intervistate 35 coppie, nelle quali uno dei componenti aveva avuto un ictus nei tre anni precedenti. Le interviste sono state realizzate separatamente, al paziente e al coniuge, e sono state poste domande sul recupero dopo l'evento rispetto alle capacità quotidiane, alla memoria, alle abilità nel risolvere situazioni. Confrontando i dati, si è visto che chi accudisce il compagno ha la sensazione di un recupero più lento rispetto a quanto viene percepito dal paziente stesso, e questa differenza nella valutazione dei progressi e delle possibilità è causa di depressione nei coniugi.

Esemplifica Michael McCarthy, ricercatore all'Università di Cincinnati: «Così se la moglie ha un ictus e crede, per esempio, di poter guidare ancora, ma il marito no, la differenza in questa percezione porta a uno stress emotivo del marito». Riferendosi dunque ai compagni di chi ha avuto un ictus, sottolinea ancora McCarthy: «Hanno bisogno di tante cure quante il paziente, se non di più in un certo senso. Dobbiamo tenere insieme i partner nel processo di riabilitazione, per allineare le aspettative e le percezioni e raggiungere così i risultati migliori». Lo stato d'animo all'interno della coppia non va quindi trascurato, ed è importante valutare bene la differenza nella visione dei tempi e possibilità di recupero dopo un ictus, per valutare anche il rischio di depressione nei compagni dei pazienti, che può avere ripercussioni sul paziente stesso.


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