“Essere sempre troppo occupati”: ecco il nuovo status symbol

17 maggio 2017
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"Essere sempre troppo occupati": ecco il nuovo status symbol



Non è più l'orologio di pregio o il mese di vacanza consecutivo, ma piuttosto il ricorso a dog sitter e spesa online per mancanza di tempo a dare l'idea del valore e dell'importanza sociale di una persona. È quanto sta succedendo oltre oceano, stando ai risultati di un lavoro recentemente pubblicato sulla rivista Journal of consumer research da Silvia Bellezza, professore associato di marketing alla Columbia University di New York.

«Le persone che si lamentano di essere troppo impegnate sul lavoro sono viste in modo positivo negli Stati Uniti dove è forte l'idea che grazie al lavoro una persona possa affermarsi e dimostrare il proprio valore» esordisce Bellezza, che assieme ai colleghi ha condotto una serie di esperimenti su quello che gli psicologi chiamano "attribuzione dello status", ovvero l'insieme delle caratteristiche che stabiliscono la posizione di un individuo all'interno della società.

Nel primo esperimento i ricercatori hanno intervistato 1.100 persone sulla loro attitudine alla "falsa modestia", ovvero a utilizzare espressioni apparentemente sminuenti su se stessi, ma che in realtà sottintendono il mettersi in mostra. «Succede molto spesso con le star che su twitter postano frasi del tipo "ho proprio bisogno di una vacanza" oppure "non ho una vita"» chiarisce l'esperta.

Nel secondo esperimento i partecipanti sono stati interrogati sul significato dell'espressione "essere impegnato": significa trascorrere molto tempo al lavoro, a prendersi cura della casa o dedicandosi agli hobby?

Infine, nel terzo esperimento è stato chiesto ai partecipanti di giudicare socialmente una persona sulla base del profilo Facebook. «Dalle nostre analisi è emerso un vero e proprio cambio di paradigma negli Stati Uniti: la posizione sociale di una persona non deriva più da quanti o quanti pochi beni materiali possiede, ma è determinata dalla qualità dell'individuo» afferma Bellezza, ricordando che gli stessi risultati non valgono in altri paesi, come per esempio l'Italia, dove l'eccessiva dedizione al lavoro non viene vista in modo così positivo.

Fonte: Journal of Consumer Research 2017. doi:10.1093/jcr/ucw076


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