Alzheimer, perché la diagnosi è difficile

28 febbraio 2018
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Alzheimer, perché la diagnosi è difficile



La malattia di Alzheimer ha una diagnosi molto tardiva, con conseguente scarsa efficacia della terapia. Colpisce la fascia anziana della popolazione con pesanti ricadute sui costi sanitari e sulla presa in carico sul territorio, con forti disagi per le famiglie.

Per i neurologi è molto importante diagnosticare correttamente e prendere in carico anche i pazienti che hanno altre forme di demenza. Come per esempio, la demenza vascolare, la demenza corpi di Lewy, la demenza frontotemporale... O, ancora più frequentemente, la demenza cosiddetta mista.

Perché la diagnosi è difficile

Perché è così complicato l'inquadramento clinico di questa patologia? Perché è sempre più chiaro che l'Alzheimer si accompagna molto spesso ad altri danni a carico del cervello. In particolare, man mano che aumenta l'età, aumentano i danni di tipo vascolare dovuti alla circolazione oppure si registrano degenerazioni che colpiscono aree del cervello che non sono tipiche dell'Alzheimer. Uno studio recente afferma che la maggior parte di pazienti che avevano avuto in vita una diagnosi di Alzheimer, in realtà avevano una patologia più complessa. Negli Stati Uniti e in Europa, dove è presente un sistema sanitario tra i migliori al mondo, solo il 50 per cento delle persone che hanno un decadimento intellettivo, e che può essere identificato come demenza, ha in vita una diagnosi corretta. L'obiettivo di clinici e ricercatori, quindi, è arrivare a una diagnosi in vita il più precisa possibile. Perché è fondamentale per tutto quello che riguarda la ricerca e la terapia. A complicare la genesi della malattia anche una "recente" scoperta: ci potrebbe essere un continuum tra le varie malattie neurodegenerative: dalla demenza al Parkinson alla Sla. In questa prospettiva, è dunque possibile che gruppi di scienziati che fino a oggi hanno spesso lavorato separatamente, possano individuare dei punti di contatto per far progredire le nostre conoscenze.

Diagnosi: nuovi metodi

Sono già atto diagnosi con nuove metodiche cliniche. Per esempio, attraverso l'analisi dei liquidi biologici. Molto importante l'introduzione della Pet cerebrale. Un esame raffinatissimo che di recente ha aggiunto anche la Pet con l'amiloide che permette di vedere come si accumula questa sostanza che è alla base dello sviluppo dell'Alzheimer. La diagnosi corretta dovrà portarci alla terapia precoce. Una delle ragioni per cui forse le terapie falliscono è che dovrebbero iniziare quando il cervello sta ancora bene non quando la maggior parte delle funzioni si sono deteriorate e la malattia ha preso un tale andamento per cui i farmaci non sono più in grado di bloccarla.

Carla De Meo



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