Prevenzione nel piatto e diagnosi precoce contro il tumore del colon-retto

23 marzo 2015
Focus

Prevenzione nel piatto e diagnosi precoce contro il tumore del colon-retto



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Nella classifica italiana dei tumori più frequentemente diagnosticati, quelli del colon-retto occupano il primo posto - il secondo nella classifica femminile e il terzo in quella maschile - con un totale di nuovi casi che ogni anno sfiora i 52mila.
Numeri importanti che possono far paura, soprattutto se si dà un'occhiata anche ai dati di mortalità: nella classifica italiana dei "big killer" (i tumori che causano più decessi) il cancro colorettale è infatti al secondo posto. Le buone notizie però non mancano. Gli studi scientifici dimostrano infatti che la prevenzione della malattia è possibile anche con semplici gesti quotidiani e che gli strumenti per la diagnosi precoce sono un'arma efficace per ridurre il numero di decessi.

Dalle pagine della prestigiosa rivista Jama internal medicine arriva la conferma del fatto che una dieta corretta è un fondamentale per tenere alla larga il tumore del colon-retto. «Chi segue una dieta sana e prevalentemente vegetariana ha un minor rischio di ammalarsi di tumore del colon e del retto rispetto a chi invece segue un'alimentazione non vegetariana» dice Michael Orlich, professore di medicina preventiva alla Loma Linda university in California e primo autore dello studio nel quale sono state coinvolte poco più di 77.600 persone, seguite in media per 7,3 anni.

Orlich e colleghi hanno valutato il rischio di tumore del colon-retto nei partecipanti allo studio dopo averli divisi in 5 gruppi in base al tipo di dieta seguita: vegani che non consumavano prodotti di origine animale; latto-ovo vegetariani che non consumavano carne o pesce ma utilizzavano uova e prodotti derivati dal latte; pesco-vegetariani che pur non mangiando carne consumavano pesce; semi-vegetariani che mangiavano carne meno di una volta a settimana e non-vegetariani che mangiavano carne almeno una volta a settimana. «Rispetto ai non vegetariani, i vegetariani avevano un rischio di tumore del colon-retto ridotto del 22 per cento» afferma l'autore che poi sottolinea che, andando più nel dettaglio, si osserva che i pesco-vegetariani sono quelli con il rischio più basso, meno 43 per cento rispetto ai non-vegetariani.
«Non sappiamo ancora con esattezza cosa leghi l'alimentazione vegetariana alla riduzione del rischio di questo tumore. Il risultato potrebbe anche dipendere dal fatto che chi segue un'alimentazione "verde" ha anche uno stile di vita più sano in generale» conclude Orlich. Di certo aumentare il consumo di frutta e verdura e ridurre quello di carne è una scelta salutare.

Uno stile di vita sano un'alimentazione corretta non sempre bastano a evitare il tumore del colon retto. Nei casi in cui il tumore si presenta, la diagnosi precoce è fondamentale per ridurre al minimo il rischio di morire a causa della malattia. Grazie agli sforzi di ricercatori, oggi gli strumenti per raggiungere questo traguardo ci sono e si chiamano screening. «Gli screening per la diagnosi precoce del tumore del colon-retto sono efficaci, ma purtroppo oggi sono ancora troppo poche le persone che vi si sottopongono regolarmente» spiegano gli autori di un articolo recentemente pubblicato sulla rivista Cancer.

Negli Stati Uniti è partita un'iniziativa che ha lo scopo di portare all'80 per cento la partecipazione ai programmi di screening per il cancro colorettale entro il 2018. «Raggiungendo questa percentuale, sarebbe possibile ridurre l'incidenza (numero di nuovi casi in un anno) del tumore del colon-retto del 17 per cento sul breve periodo (2013-2020) e del 22 per cento sul lungo periodo (2013-2030), mentre i tassi di mortalità si ridurrebbero, rispettivamente, del 19 per cento e del 33 per cento» spiegano gli autori. Programmi di screening per il tumore colorettale sono attivi o in via di attivazione anche nelle regioni italiane e prevedono l'esecuzione della ricerca del sangue occulto nelle feci ogni due anni per le donne e gli uomini tra i 50 e i 69, oppure una rettosigmoidoscopia tra i 58 e i 60 anni (da ripetere eventualmente ogni dieci anni). Anche in Italia però l'adesione a questi appuntamenti gratuiti con la prevenzione deve essere migliorata perché oggi meno del 50 per cento degli italiani che riceve l'invito diritto si presenta per l'esame di ricerca del sangue occulto nelle feci e le percentuali si dimezzano per la rettosigmoidoscopia.


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