Anoressia e bulimia: come affrontare e gestire i disturbi alimentari

22 giugno 2015
Interviste

Anoressia e bulimia: come affrontare e gestire i disturbi alimentari



anoressia


I disturbi del comportamento alimentare sono sempre più diffusi, anche tra i bambini in età prepuberale, e rischiano di peggiorare prima che genitori e pediatri se ne accorgano e prendano gli adeguati provvedimenti: l'allarme è stato lanciato in occasione del Congresso della Società italiana di pediatria, e i media l'hanno riportato con toni molto preoccupati, forse eccessivi. Dica33 ha deciso perciò di parlarne con Giampaolo De Luca, pediatra di famiglia a Cosenza, attuale Vicepresidente della Società italiana di medicina dell'adolescenza.

Dottor De Luca, è vero che i disturbi del comportamento alimentare oggi riguardano sempre più ragazzini anche giovanissimi?
«Sì, non ci sono dubbi sul fatto che rispetto ad alcuni anni fa si è molto abbassata l'età in cui i disordini del comportamento alimentare possono fare la loro comparsa, spesso con sintomi poco chiari. Non c'è da stupirsi, perché si è abbassata anche l'età della prima mestruazione nelle bambine, che sono le più esposte per esempio al rischio di anoressia e bulimia.
Una ricerca del ministero della Salute condotta su un campione di 1.380 preadolescenti e adolescenti di età compresa tra 8 e 17 anni ha osservato già in bambine di 8 anni i disturbi più comuni, dall'anoressia alla bulimia, insieme a disordini alimentari più difficili da interpretare, come la disfagia, cioè la difficoltà a deglutire, il selective eating (alimentazione selettiva) passando per il food avoidance emotional disorder (disturbo emotivo da evitamento del cibo).
Sono manifestazioni che riguardano l'alimentazione, ma hanno una fortissima componente psicologica, anche legata alla difficoltà di riconoscersi nella nuova immagine corporea.
Nel complesso in Italia si stima che siano circa due milioni i giovani interessati da questi disturbi, in metà dei casi classificati come parziali. Solo il 10 per cento chiede aiuto o parla con i genitori di questi disagi».

È possibile individuare e riconoscere i campanelli di allarme?
«Non è semplice, nemmeno per il pediatra, anche perché solo di recente questi disturbi si sono diffusi in età di competenza del pediatra di famiglia, che segue i pazienti solo fino ai 14 anni. Però è importante prestare molta attenzione ad alcuni aspetti che possono nascondere un disagio e una manifestazione di questo tipo, perché quanto più rapida è la diagnosi tanto maggiori sono le possibilità di intervenire efficacemente. Secondo alcuni studi retrospettivi - condotti chiedendo a chi soffre di questi disturbi e ai suoi familiari di ricostruire sulla base di questionari quali possano essere stati i segnali premonitori - sono molto frequenti i casi di autolesionismo, ferite autoinflitte per esempio alle braccia, la bassa autostima o altri fenomeni di tipo ansioso o depressivo, come la tendenza all'eccessivo isolamento».

Ma come si distinguono questi sintomi generici dai malesseri tipici dell'adolescenza?
«Questa è proprio una delle difficoltà, anche se ci sono quattro domande in cui la risposta è indicativa di un maggior rischio: "Ritieni che dovresti metterti a dieta?", "Quante diete hai fatto nell'ultimo anno?", "Ti senti insoddisfatto del tuo peso corporeo?", "Il peso influenza l'idea che hai di te stesso?".
Se le risposte segnalano un'attenzione ossessiva per questo aspetto è opportuno rivolgersi al pediatra e insieme a lui chiedere l'aiuto di uno specialista, soprattutto se il ragazzo presenta segni di ansia, o la tendenza a chiudersi in se stesso, e a nascondere le cose che fa. Altri segnali specifici possono arrivare dal modo in cui mangia, per esempio se sminuzza il cibo in pezzi piccolissimi, se mastica lentamente escludendo alcuni alimenti come formaggi, pane e pasta, o salta i pasti adducendo scuse, soprattutto se questi comportamenti insorgono in soggetti che prima non li presentavano e in coincidenza con diete incongrue il più delle volte auto-prescritte. A tale eccessiva attenzione verso gli alimenti spesso corrisponde anche, nella fase iniziale, una iperattività fisica, l'uso abbondante di liquidi e di lassativi che hanno l'obiettivo di ottenere una rapida perdita di peso».

A chi è opportuno rivolgersi quando si ha ragione di pensare che il proprio figlio soffra di un disturbo del comportamento alimentare?
«Questa è una domanda cui non è semplice rispondere. Alcuni pediatri sono molto competenti e sanno come affrontare la situazione insieme allo psicologo o neuropsichiatra infantile, quando è necessario, però siamo consapevoli del fatto che allo stato attuale occorre accrescere la consapevolezza anche tra i pediatri, cui sempre più spesso ci si rivolge anche per problemi della sfera psicologica. Io ho proposto l'introduzione di un nuovo bilancio di salute, una visita periodica preventiva - eventualmente condotta insieme allo psicologo o neuropsichiatra infantile - che aiuti a far emergere le situazioni di disagio, per essere sicuri di intercettarle per tempo, prima che arrivino a uno stato di scompenso fisico grave e non più reversibile».

Fabio Turone


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