L’osteoporosi comincia da piccole

12 marzo 2010
Focus

L'osteoporosi comincia da piccole



di Marco Malagutti

Raggiungere il picco di massa ossea nell'infanzia e nell'adolescenza è cruciale per ridurre il rischio di osteoporosi negli anni successivi. È durante l'infanzia, infatti, che i bambini accumulano il calcio necessario che poi servirà in età avanzata. Eppure secondo una ricerca svolta dall'Osservatorio nazionale sulla salute della donna (Onda), esiste ben poca consapevolezza sulla possibilità di svolgere una corretta prevenzione sia della malattia in età giovanile sia delle fratture in età avanzata. Solo al Nord il 18% delle intervistate, una esigua minoranza, sa che l'osteoporosi si previene fin da bambini e che l'accumulo di calcio e vitamina D, insieme all'attività fisica regolare, a questa età è fondamentale per costituire ossa forti. La stragrande maggioranza delle intervistate (oltre l'80%) dichiara che il momento per iniziare a prevenire la malattia è durante la menopausa o, addirittura, dopo una frattura. Le cose non stanno esattamente così «l'unica prevenzione efficace - spiega Stefano Mora, Laboratorio di Endocrinologia Infantile del San Raffaele di Milano - si attua da giovani. E' quindi fondamentale trattare l'osteoporosi come "malattia" pediatrica. E' in questo momento, infatti, in cui si riesce ad aumentare in modo sensibile la massa ossea attraverso tre punti. Il primo è quello alimentare seguendo una dieta equilibrata. In genere questo è sufficiente a garantire il corretto apporto di calcio e vitamina D. Secondo: esercizio fisico regolare. Terzo: adeguata esposizione ai raggi solari. Anche quando c'è carenza di vitamina D, questo è il miglior sistema per produrla». La prevenzione, perciò, può cominciare da giovanissime.

Per cominciare è necessario il giusto apporto di calcio. Il 45% circa della massa scheletrica dell'adulto si forma durante l'adolescenza, anche se la crescita prosegue ben oltre tale periodo, quasi fino a trent'anni. Tutto il calcio necessario per la crescita dello scheletro deve provenire dalla dieta. Gli incrementi maggiori si verificano nella prima adolescenza: tra i 10 e i 14 anni nelle femmine e tra i 12 e i 16 nei maschi. È importante che la dieta fornisca un adeguato apporto di calcio per raggiungere la maggior densità ossea possibile. Come? Consumando varie porzioni di latticini, per esempio latte, yogurt e formaggio si può raggiungere il livello di assunzione raccomandato di calcio. L'adeguato apporto di calcio può essere ridotto da una dieta ricca di proteine, caffeina, fosforo e sodio ma se l'apporto è adeguato, questi alimenti non influenzano l'assorbimento di calcio. Per la crescita delle ossa sono poi necessari altri minerali e vitamine, come la D. La fonte primaria è rappresentata dai raggi solari, ma la sintesi della vitamina D nella pelle per azione della luce solare è insufficiente a soddisfare il fabbisogno nei paesi europei, soprattutto durante i mesi invernali, quando l'esposizione al sole è ridotta. La dieta può compensare con alimenti come l'olio di fegato di merluzzo, ancora latte e yogurt e poi succhi di frutta, alici, tonno fresco e uova. La vitamina D, oltretutto, è fondamentale per l'assorbimento intestinale di calcio. Oltre alla dieta e all'esposizione al sole il terzo elemento fondamentale per il corretto sviluppo osseo è rappresentato dall'attività fisica regolare «svolgere attività fisica con regolarità - spiega Diana Bianchedi, campionessa olimpica nella scherma, nonché medico dello sport e presidente della commissione atleti del Coni - previene l'osteoporosi. E il movimento deve essere svolto fin da giovani anche se non è mai troppo tardi per iniziare. L'esercizio fisico, infatti, stimola il metabolismo osseo e favorisce lo sviluppo della massa scheletrica, contribuendo efficacemente alla salute delle ossa». Attività come andare in bicicletta, la ginnastica, il pattinaggio o la danza per almeno 30-60 minuti al giorno, da tre a cinque volta la settimana, possono contribuire a incrementare la massa ossea. La prevenzione primaria è perciò indispensabile e garantirebbe anche un significativo risparmio economico, più che mai necessario «si pensi che solo le fratture femorali superano le 90mila all'anno, con una spesa tra costi diretti e di riabilitazione di oltre 1 miliardo di euro - puntualizza Maria Luisa Brandi, dipartimento di Medicina interna all'Università di Firenze. Considerando tutte le altre fratture si arriva a un costo totale per la popolazione italiana anziana di circa 1 miliardo e mezzo all'anno. Ed è sottostimato perché non considera i costi indiretti come l'assistenza domiciliare».


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