Tumore al polmone, si previene con lotta al fumo

25 gennaio 2011
Focus

Tumore al polmone, si previene con lotta al fumo





di Simona Zazzetta

La vera prevenzione primaria del tumore al polmone si fa intervenendo sui fattori di rischio, in particolare il fumo, e non con la diagnosi precoce che, invece, presenta ancora margini di dubbio sull'efficacia nel ridurre la mortalità per questo tumore. È questo il messaggio che emerge dagli esperti, intervenuti al convegno della Lega italiana lotta tumori (Lilt) tenutosi a Milano, e supportato da alcuni lavori scientifici italiani, come il Dante (Diagnostica avanzata per lo screening delle neoplasie polmonari con la Tac e la biologia molecolare) dell'Irccs Istituto clinico humanitas e il Mild (Multicenter italian long cancer detection) dell'Istituto nazionale dei tumori (Int).

Un punto di vista diverso rispetto ad altri scienziati che, invece, per migliorare le possibilità di guarigione, propongono di sottoporre i fumatori a una Tac spirale periodica che rintracci tumori in stadio iniziale e di piccole dimensioni. Si tratta di indicazioni sono basate su risultati di studi di cui la comunità scientifica continua a discutere: il Cosmos, condotto presso l'Istituto oncologico europeo, ma non ancora pubblicato, e uno studio americano che per la prima volta, rispetto ad altri precedentemente falliti, aveva riscontrato una riduzione del 20% della mortalità nella popolazione monitorata. Anche i due studi italiani, Dante e Mild, hanno voluto chiarire se la diagnosi precoce effettuata su larga scala, tramite l'uso estensivo della Tac spirale e di markers molecolari, riduca la mortalità per tumori del polmone rispetto a un approccio che non prevede esami specifici. Ma gli autori hanno riscontrato che tra i due gruppi non c'era quasi differenza e quindi non c'era un vantaggio visibile. «I dati scientifici oggi disponibili ci dicono che non ci sono i presupposti per pensare a uno screening come strategia di prevenzione del tumore al polmone» spiega Maurizio Infante, dell'Humanitas e coordinatore del Dante «anche perché non sappiamo qual è la popolazione o la fascia di età realmente a rischio, senza questi e altri dati non è pensabile un intervento di sanità pubblica. Ciò che invece conferma la sua efficacia è la prevenzione primaria sul fumo, che è ancora oggi il comportamento a rischio più diffuso soprattutto tra le fasce più giovani della popolazione». «Penso sia il momento di cambiare alcuni dogmi, e uno di questi è che dall'anticipazione della diagnosi e delle cure, sarebbero venuti grandi risultati in termini di miglioramento e di riduzione della mortalità» aggiunge Ugo Pastorino responsabile della chirurgia toracica dell'Int e direttore scientifico del Mild. «Ma la diagnosi precoce è utile per studiare la patologia, mentre la prevenzione si fa non fumando, e non facendo una Tac di controllo all'anno, pur continuando a fumare» conclude, provocatorio, Pastorino.


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