Papilloma virus (Hpv): il nuovo vaccino funziona nel 97% dei casi

11 luglio 2016
Interviste

Papilloma virus (Hpv): il nuovo vaccino funziona nel 97% dei casi



Papilloma virus (Hpv): il nuovo vaccino funziona nel 97% dei casi


Il Papilloma virus (Hpv) è da tempo al centro dell'attenzione di medici e ricercatori in quanto responsabile dello sviluppo di diverse lesioni genitali - sia maschili sia femminili - che in alcuni casi possono trasformarsi in tumori. Già da diversi anni è in atto in molti paesi una campagna di vaccinazione che prevede la somministrazione di un vaccino capace di proteggere dall'infezione di due o quattro diversi tipi di Hpv: il 16 e il 18, particolarmente pericolosi in termini oncologici, e il 6 e l'11, responsabili dei condilomi genitali.

La ricerca non si ferma e nel corso del Congresso Eurogin 2016, svoltosi lo scorso giugno a Salisburgo, è stato annunciato l'arrivo anche in Italia e in Europa del nuovo vaccino nonavalente, che allarga la copertura contro altri tipi virali e presenta un'efficienza dimostrata del 97 per cento. Un grande passo avanti che dovrebbe portare alla eliminazione quasi completa delle malattie da Hpv nei prossimi anni. Per fare il punto della situazione, ne abbiamo parlato con Susanna Esposito, direttore dell'Unità di Pediatria ad alta intensità di cura della Fondazione Irccs Cà Granda Ospedale Maggiore Policlinico dell'Università degli Studi di Milano e presidente dell'Associazione mondiale per le Malattie infettive e i Disordini immunologici, Waidid.

Cosa prevede oggi la scheda vaccinale contro il Papilloma virus in Italia?
«A livello nazionale si raccomanda la vaccinazione alle ragazze nel corso del dodicesimo anno di età ovvero tra il compimento degli 11 e dei 12 anni. La scelta è legata al fatto che in questa fascia di età la risposta vaccinale è migliore e gli studi hanno dimostrato che tra gli 11 e i 14 anni è possibile somministrare semplicemente due dosi di vaccino. Alcune regioni hanno deciso di estendere la vaccinazione anche alle donne fino ai 26 anni di età e negli ultimi due anni ben 9 regioni in Italia hanno implementato la vaccinazione anche nel maschio nella stessa fascia di età delle ragazze e con lo stesso schema».

Quanto è stata compresa l'importanza della vaccinazione nel nostro Paese?
«Come dimostrano le iniziative regionali di estendere la vaccinazione oltre le raccomandazioni nazionali, l'importanza di questa vaccinazione è stata in gran parte compresa dalle autorità sanitarie. Del resto si tratta di una vaccinazione contro il cancro, non solo quello del collo dell'utero, ma anche tumori che interessano i maschi come quelli oro-faringei, dell'ano o del pene. Il fatto di allargare la copertura anche ai maschi ha l'obiettivo di prevenzione e di blocco della patologia e con il nuovo piano sanitario nazionale, ci si aspetta che la raccomandazione alla vaccinazione venga estesa anche al maschio gratuitamente poiché proprio i maschi, in base alla ricerca più recente, sono il nuovo target per il vaccino».

A fine anno arriverà anche in Italia il nuovo vaccino nonavalente. Quali sono i vantaggi del nuovo vaccino e quali i rischi?
«Gli studi scientifici hanno ormai dimostrato l'importanza di vaccinare anche i maschi e la disponibilità del vaccino nonavalente risulta particolarmente importante a riguardo perché allarga notevolmente il numero di sierotipi virali contro i quali si è protetti includendone molti coinvolti nelle patologie maschili da Hpv. Si allarga inoltre la possibilità di prevenzione del cancro nella donna. Certo è che quando si parla di vaccinazioni bisogna sempre considerare il rapporto costo-beneficio e qui a fronte di un costo che non è molto superiore a quello dei vaccini oggi a disposizione permette di aumentare del 30 per cento la copertura sui tumori. Il beneficio è innegabile. Lo schema vaccinale resta identico a quello attuale e i dati indicano che la copertura persiste fino a 10 anni dopo la vaccinazione senza richiami (oggi non c'è indicazione per i richiami) e deve essere effettuata nel momento in cui la risposta immunitaria è migliore, ovvero all'inizio dell'adolescenza».

Molti genitori sono titubanti di fronte alla vaccinazione. Quali sono le ragioni di questa incertezza?
«Molti dicono "dai aspettiamo qualche anno" forse perché temono che la vaccinazione possa essere vista come una sorta di via libera ai rapporti sessuali. Ma ci sono anche altre ragioni per il "no" al vaccino. Una riguarda senza dubbio la comunicazione e il rapporto con il medico. Spesso gli adolescenti sono a carico del medico di base che li vede raramente e con il quale può risultare difficile instaurare un dialogo costruttivo sulla prevenzione tramite il vaccino di un cancro acquisito a seguito di un'infezione sessualmente trasmessa. Anche il pediatra, che in genere è piuttosto esperto quando si tratta di altri vaccini e delle malattie con essi prevenibili, non è altrettanto esperto di Hpv e malattie correlate poiché questa infezione è considerata "ginecologica". Infine, non bisogna dimenticare il fatto che non è così semplice come con i lattanti convincere l'adolescente a farsi vaccinare. E se i genitori sono incerti è difficile che si arrivi al vaccino».

 

Non c'è il rischio che la vaccinazione spinga le ragazze a pensare che il Pap test e la protezione durante i rapporti sessuali non siano più necessari?
«Il rischio in effetti c'è e ancora una volta entra in gioco il dialogo. Spetta al medico e alla famiglia fare educazione sessuale chiara e completa ai ragazzi. Anche la scuola dovrebbe avere un ruolo di primo piano in questo senso, ma oggi non manca quella educazione sanitaria nelle scuole che, se fatta bene, funziona e aiuta i ragazzi a compiere le scelte giuste in termini di salute e benessere».

Cristina Ferrario


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