Un gioco di chiaroscuri

14 luglio 2019

Un gioco di chiaroscuri



Un thriller storico sulla misteriosa morte del Caravaggio, in linea con i dettami del genere
Narra la leggenda che Michelangelo Merisi, in arte Caravaggio, avesse nascosto il nome del mandante del suo omicidio sul retro della sua ultima opera, il Martirio di Sant'Orsola. Come spesso accade quando si cerca di ricostruire la vicenda biografica di quei pochi in grado di marchiare indelebilmente un'epoca, ci si imbatte in lacune e omissioni, più o meno volontarie, la cui ampiezza permette il subentrare della fantasia e delle dicerie, che tentano di assurgere al ruolo di verità storiche. Un meccanismo che non risparmia tanti grandi del passato e che, se portato alle estreme conseguenze, rischia di distorcere il dato storico.
Quando invece dicerie e leggende vengono accolte per quello che sono, nella loro innocenza di aneddoti e fantasie, se accompagnate da una solida dose di sospensione dell'incredulità si trasformano in irresistibili misteri, ingrediente fondamentale per ogni opera che si appelli alla curiosità e al desiderio di scoperta del lettore. È questo il principio fondante che anima L'ultimo respiro del corvo di Silvia Brena e Lucio Salvini, edito da Skira: proporre una narrazione che sfrutti le zone d'ombra di una storiografia consolidata trasformandole in segreti ed enigmi. Come i neri caravaggeschi esaltano la luce nelle composizioni, così gli aspetti meno chiari della sua vicenda biografica, romanzati e riletti, creano la base ideale per la costruzione della suspence e della tensione.
Al centro del mistero sull'ultima opera del Caravaggio una serie di personaggi: mercanti d'arte, galleristi, cardinali. Protagonista della narrazione Dante Hoffmann, critico d'arte la cui eccentricità ed ecletticità ricalca il prototipo quasi bohémien dell'uomo fuori dagli schemi e tormentato, schema condiviso con l'altro protagonista, Caravaggio stesso. L'intreccio alterna infatti sezioni di racconto ambientate ai giorni nostri con le ultime vicissitudini del pittore, nel 1610: confidando nel perdono del Papa, Caravaggio abbandona le coste spagnole e salpa alla volta del porto di Ostia, per poi venire intercettato e dirottato a nord nel corso di una trappola, che lo priverà dei quadri che stava trasportando come dono per il cardinal Borghese (uno dei suoi persecutori nelle alte sfere pontificie) e lo lascerà naufrago sulle coste della maremma.
Il meccanismo del continuo salto temporale permette al lettore di acquisire indizi e rivelazioni in modo progressivo, rendendolo quasi partecipe dell'indagine. L'andamento estremamente dialogico della storia invece, quasi teatrale nell'essere scandito da frequenti scambi tra i personaggi in scena, permette uno sviluppo scorrevole e non appesantito, impreziosito da sprazzi di erudizione pluridisciplinare: arte, storia, letteratura, sacre scritture, mitologia vengono proposte in un intreccio di rimandi e citazioni quasi necessari in un'opera di questo tipo.

Silvia Brena, Lucio Salvini

L'ultimo respiro del corvo - Skira, 2019, pp.508



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