Enrica Bonaccorti e il tumore al pancreas, una delle neoplasie più difficili da diagnosticare
La morte di Enrica Bonaccorti, conduttrice, attrice e autrice televisiva tra le più note negli anni Ottanta e Novanta, è avvenuta il 12 marzo 2026 a causa di un tumore del pancreas, malattia di cui lei stessa aveva parlato pubblicamente mei mesi precedenti. La vicenda ha riportato l'attenzione su una delle neoplasie più aggressive e difficili da diagnosticare: solo in Italia ogni anno si registrano oltre 13-14mila nuovi casi e circa 15mila decessi. Gli specialisti ricordano che questo tumore spesso non dà sintomi nelle fasi iniziali, rendendo la diagnosi tardiva uno dei principali ostacoli alla cura. Rafforzare la diagnosi precoce, la presa in carico multidisciplinare e la ricerca resta oggi una delle principali sfide dell'oncologia.
Tumore del pancreas: una neoplasia aggressiva
Il pancreas è una ghiandola situata tra stomaco e intestino con un ruolo fondamentale nella digestione e nel metabolismo degli zuccheri. Produce infatti enzimi digestivi e ormoni, tra cui l'insulina.
I tumori che colpiscono il pancreas possono svilupparsi in diverse aree della ghiandola e avere caratteristiche differenti, ma spesso sono tutti particolarmente aggressivi. Quello più frequente è l'adenocarcinoma pancreatico duttale, che rappresenta circa il 90-95% dei casi. Si sviluppa dalle cellule che producono enzimi digestivi ed è caratterizzato da una crescita spesso rapida e da una diagnosi tardiva. Esistono anche forme più rare, come i tumori neuroendocrini pancreatici, che in alcuni casi hanno un decorso più lento.
I numeri in Italia
Secondo i dati più aggiornati dei registri oncologici, nel 2024 in Italia sono state registrate circa 13.585 nuove diagnosi di tumore del pancreas, con una distribuzione simile tra uomini (6.873 casi) e donne (6.712).
La malattia rappresenta la quarta causa di morte per tumore nel nostro Paese e provoca circa 15mila decessi l'anno. La sopravvivenza resta tra le più basse in oncologia: solo una persona su dieci è viva a cinque anni dalla diagnosi.
Inoltre, secondo le stime, i casi sono in aumento e nei prossimi cinque anni potrebbe diventare la seconda causa di morte per tumore nei Paesi occidentali.
I sintomi spesso tardivi
Uno dei principali problemi del tumore del pancreas è la difficoltà di riconoscerlo nelle fasi iniziali. L'organo si trova in una posizione profonda nell'addome e la malattia può rimanere silente per lungo tempo.
Quando compaiono sintomi, possono includere dolore addominale o alla schiena, perdita di peso involontaria, stanchezza persistente, perdita di appetito o ittero, cioè la colorazione gialla della pelle e degli occhi. Spesso però questi segnali compaiono quando la malattia è già in fase avanzata.
Fattori di rischio e diagnosi
Il tumore del pancreas colpisce soprattutto dopo i 60 anni ed è associato a diversi fattori di rischio, tra cui fumo, obesità, diabete e familiarità genetica, anche se in molti pazienti si sviluppa in assenza di fattori di rischio o familiarità.
La diagnosi si basa su esami di imaging come TAC addome con mezzo di contrasto, risonanza magnetica ed ecoendoscopia, strumenti che permettono di individuare eventuali lesioni pancreatiche e definirne l'estensione.
Terapie e ricerca
Il trattamento può prevedere chirurgia, chemioterapia e radioterapia, spesso utilizzate in combinazione. La chirurgia rappresenta ancora oggi l'unica possibilità di cura potenzialmente definitiva, ma solo una minoranza di pazienti riceve la diagnosi quando il tumore è ancora operabile.
Negli ultimi anni sono stati compiuti progressi anche nelle terapie palliative e negli interventi endoscopici mini-invasivi dall'interno, che possono alleviare sintomi gravi come ittero, prurito o ostruzioni digestive e migliorare significativamente la qualità di vita dei pazienti.
Parallelamente la ricerca sta studiando nuove strategie terapeutiche, tra cui farmaci mirati e combinazioni di trattamenti che possano rendere il tumore più sensibile alle cure.
La sfida della diagnosi precoce
Secondo gli specialisti, la vera svolta potrebbe arrivare dalla possibilità di individuare la malattia nelle fasi iniziali. A differenza di altri tumori, infatti, non esiste ancora uno screening standardizzato per la popolazione generale.
Oggi è possibile monitorare in modo più attento le persone con familiarità o mutazioni genetiche attraverso programmi di sorveglianza mirata. I ricercatori stanno lavorando per individuare biomarcatori e nuove tecnologie diagnostiche che possano consentire una diagnosi più precoce, nelle fasi iniziali della malattia.
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